Cronaca

Colpito da infarto in Alta Valle viene invano portato in ambulanza a Sondrio, accuse ai soccorsi

Polemiche per il mancato utilizzo dell'elicottero e per la troppa distanza con l'ospedale. Si riaccende il dibattito sul diritto alla salute in Valtellina e Valchiavenna

Daniele Bradanini è morto a 55 anni lo scorso 3 marzo, dopo esser stato colpito da un infarto mentre si trovava nella propria abitazione di Pedenosso, in Alta Valtellina, nel territorio comunale di Valdidentro. Una morte improvvisa che forse si poteva evitare. Stando alle prime ricostruzioni, infatti, tanto gravi sarebbero stati i ritardi nei soccorsi da non permettere al personale sanitario di salvare la vita all'artigiano. A lanciare per primo il grido di dolore per quanto tristemente accaduto un amico di Bradanini sulla piazza pubblica di Facebook: 

«La sua precoce scomparsa lascia perplessi e induce tanti a fermarsi un attimo: a riflettere. Sconcerta e indigna il fatto che i soccorsi abbiano impiegato 1 ora e 40 per trasferire Daniele da Valdidentro a Sondrio. Turba e fa arrabbiare il fatto che i paramedici accorsi con l’ambulanza abbiano indicato in modo deciso e marcato alla centrale operativa che ci voleva oltre un ora per raggiungere Sondrio, ma del famoso elicottero che vola giorno e notte e con qualsiasi tempo non si è vista alcuna traccia. Esacerba e urta infine il fatto che l’auto con il medico abbia intercettato l’ambulanza che correva a manetta solamente nei pressi di Chiuro. I medici hanno indubbiamente tentato il tutto per tutto per salvare Daniele. Ma il suo cuore non ha retto: ormai era troppo tardi. L’infarto ha provocato il decesso».

Parole pesanti a cui hanno fatto seguito quelle del sindaco di Valdidentro, Massimiliano Trabucchi.

«Non mi piace intervenire in momenti come questo, dove il silenzio è la miglior forma di rispetto. Ma allo stesso tempo non posso esimermi dal far sentire la mia voce, in rappresentanza di tutti voi, nei confronti di coloro che hanno la responsabilità di definire l’organizzazione sanitaria del nostro territorio. Ho sollecitato Regione Lombardia nel fare chiarezza su una situazione che ha colpito recentemente la nostra comunità e che non è accettabile. Ringrazio a tal proposito i colleghi Sindaci dei comuni vicini che sono al mio fianco per sollecitare la soluzione di questo problema che riguarda l’intero comprensorio. L’Alta Valle necessita di un’assistenza sanitaria decisamente più efficiente di quella attuale, perché non possiamo accettare di essere dimenticati solo perché più distanti dai grandi centri abitati. Pubblicamente continuerò a mantenermi sobrio e pacato perché come detto, lo reputo la miglior forma di rispetto. Nelle sedi opportune andrò invece avanti a far sentire la mia e la vostra voce finché non avremo ottenuto quello di cui abbiamo diritto».

Una vera tragedia in grado di mettere ancora più in luce le gravi difficoltà in cui versa la sanità in provincia di Sondrio, alla luce, anche, della pandemia in corso. Preoccupano, e non poco, le tempistiche con cui si è cercato di salvare la vita al 55enne dell'Alta Valle con il trasporto presso l'ospedale di Sondrio, lontano 70 chilometri da Pedenosso, vista l'impossibilità da parte del Morelli di Sondalo, oggi ospedale covid, di accogliere altri pazienti. Colpisce, d'altro canto, il mancato coinvolgimento dell'elisoccorso abilitato al volo notturno, operante nelle province di Como e Brescia, visto che l'elicottero della provincia di Sondrio dopo le ore 20, per una questione legata al personale, non è più in servizio e la chiamata di aiuto è stata lanciata attorno alle ore 20,40. Tanti punti oscuri che l'oramai ex coordinatore del "Comitato a Difesa della Sanità di Montagna", Andrea Terzaghi, non ha paura di "inquadrare" con la parola omicidio.

«Un infarto, 100 minuti in ambulanza senza un medico, ospedale di Sondalo mai preso in considerazione. Le nostre più sentite condoglianze alla famiglia ed a chiunque gli voleva bene.  Chiamiamo le cose con il loro nome, per favore. Non si tratta di semplice morte, a me sembra più che altro un OMICIDIO e non ho paura a dirlo. Contro chi va puntato il dito? Forse ci conviene chiederlo a chi di dovere».

L'Agenzia Regionale Emergenza Urgenza della provincia di Sondrio, coordinata dal dottor Gianluca Marconi, sta in queste ore ricostruendo quanto accaduto al fine di individuare eventuali errori di gestione della chiamata d'aiuto.

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