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Massimo Riella, l'appello del padre esausto: "Arrenditi o non sarai più mio figlio"

Le disperate parole per convincere l'uomo evaso sull'Alto Lario a costituirsi

Dopo due mesi continua la latitanza di Massimo Riella, evaso durante ls visita alla tomba della madre recentemente scomparsa al cimitero di Brenzio sull'Alto Lario. Il padre Domenico, 81 anni, stanco della situazione, implora il figlio di costituirsi. Cerca aiuto Domenico, dopo che da quattro settimane non ha notizie del figlio, condannato a scontare una pena per un'aggressione con rapina nei confronti di una coppia di anziani (aggressione per cui si è sempre dichiarato innocente).

"Ascolta Massimo, il film è finito. Fi-ni-to, d’accordo? C’è il primo tempo, il secondo tempo, dopodiché la gente si alza e va a casa sua. Arrenditi, consegnati, smettila una buona volta. Altrimenti non sarai più un mio figlio. Te lo giuro. Mai più. E ne ho perso già uno, di ragazzo, ho soltanto te..." ha dichiarato l'anziano padre esausto.

La fuga di Massimo Riella

Massimo Riella ha fatto perdere le sue tracce il 12 marzo 2022 quando era stato accompagnato da 5 agenti della Penitenziaria al cimitero di Brenzio, una frazione di Gravedona ed Uniti, per visitare la tomba della madre. In quell'occasione, un permesso speciale, è riuscito a fuggire. Da allora sarebbe nei boschi sulle montagne sopra il Lago di Como.

Il 12 aprile la Procura di Como aveva reso noto erano indagate due persone per favoreggiamento: avrebbero nascosto l'evaso nella loro abitazione, dandogli da bere e da magiare e lasciandogli utilizzare un cellulare per fare delle telefonate. 

Ma non è tutto. Riella, che era detenuto al Bassone con l’ipotesi di reato di rapina aggravata, sarebbe stato avvistato nei boschi venerdì 9 aprile e, in quell'occasione ci sarebbe stata anche una sparatoria. A raccontare questo episodio è lo stesso padre di Riella.

L'anziano ha riferito di aver visto il figlio quel venerdì sera intorno alle 20 e di essere stato seguito da alcuni agenti della penitenziaria. Gli stessi, dopo aver visto il latitante, avrebbero esploso dei colpi in aria ma l'uomo è scappato lanciandosi in un dirupo. Riella dopo questo episodio aveva fatto sapere al padre che stava bene ma poi è sparito. 

La gente lo aiuta

Anche se Riella conosce molto bene i boschi del Lago di Como (sopra Dongo) e ha comprobate capacità di sopravvivenza anche con poche cose ed è capace di procacciarsi cibo, da subito si sospettò che fosse aiutato dalla gente del posto. All'inizio sembrava riuscire a comunicare con il padre ma da un mese non lo sente più. Da qui l'appello dell'81enne che ribadisce che il vero responsabile sarebbe uno spacciatore e crede all'innocenza del figlio ma se continuerà a scappare "non gli crederà più nessuno".

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