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Lunedì, 22 Aprile 2024
La riflessione

Frana Fiumelatte: "Territorio fragile, serve più rispetto per la natura"

Dopo la tragedia sfiorata di ieri il commento di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo ambiente "Ilaria Alpi"

La frana di ieri a Fiumelatte oltre a provocare grossi disagi alla circolazione stradale e, soprattutto, ferroviaria ha riproposto in tutta la sua attualità le questioni legate ai rischi connessi al dissesto idrogeologico, ai cambiamenti climatici e al rispetto dell'ambiente e della natura.

Tutte questioni affrontate da Roberto Fumagalli, presidente del Circollo ambiente "Ilaria Alpi": "Non scopriamo certo ora, con la frana verificatasi a Fimelatte, tra Lierna e Varenna, che viviamo in una delle aree più fragili dal punto di vista idrogeologico. Tutto il nostro territorio, e in particolare quello afferente al lago di Como - sia nell'area lecchese che in quella comasca - è a rischio frane e smottamenti - ha evidenziato Fumagalli in un discorso che, per molti aspetti, può essere esteso anche alla provincia di Sondrio -. L'abbiamo visto nell'estate 2021 con quanto successo sulla sponda comasca - in particolare nei comuni di Laglio, Cernobbio, Blevio - in coincidenza con forti precipitazioni. Lo stiamo vedendo in questi ultimi mesi nel territorio lecchese, prima con la frana che ha interrotto la Lecco-Ballabio, e oggi con lo smottamento che ha sfondato la volta della galleria a Fiumelatte".

Il nostro è un territorio fragile, i segnali sono inequivocabili. Quello che serve è una maggiore attenzione e rispetto per la natura - prosegue Fumagalli -. Spesso però si agisce in maniera opposta. C'è chi invoca i fondi del PNRR per ipotizzare nuove infrastrutture stradali o addirittura opere inutili e dannose qual è il teleriscaldamento (legato ancora al forno inceneritore di Valmadrera). Parlando di montagna,  c'è chi vorrebbe utilizzare altri soldi pubblici per nuove piste da sci e innevamento artificiale, come ad Artavaggio o sul monte San Primo. Invece i fondi andrebbero utilizzati piuttosto per prevenire il dissesto idrogeologico. Ma soprattutto bisogna evitare nuova cementificazione, per non mettere a rischio abitanti ed edifici. Il risultato lo vediamo purtroppo in questi giorni in Emilia Romagna, dove la causa dei danni non sono le piogge torrenziali o i fiumi 'assassini' (sic!), bensì la dissennata gestione del territorio, ovvero le svalangate di cemento per capannoni,  case, strade".

"Tutto il territorio padano e pedemontano è a rischio; invece qui si concentrano le tre regioni più cementificate d'Italia, nell'ordine: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Bisogna dire stop al nuovo consumo di suolo, serve ridare spazio ai fiumi, occorre rispettare la natura delle montagne - ha concluso Fumagalli -. Questo lo diciamo dopo aver attraversato un anno e mezzo di gravissima siccità che, altrettanto, ha messo in giocchio i nostri territori. I segnali della natura vanno rispettati: dobbiamo attenerci alla conformazione del territorio e dare più spazio agli elementi della natura, in primis fiumi e montagne". 

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