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Rete diffusa nel Nord Italia

Esami truccati per la patente: sgominata la banda che operava anche a Sondrio

Sono otto le persone denunciate e altre 40 la cui posizione è al vaglio grazie al lavoro della polizia locale di Verona e della polizia stradale di Vicenza

Una complessa ed articolata indagine ha visto lavorare in sinergia il Laboratorio Analisi documentale della polizia locale di Verona, diretto dal comandante Luigi Altamura, e la squadra di polizia giudizia della sezione di polizia stradale di Vicenza, coordinata dal vice questore Silvia Lugoboni, portando allo smantellamento di un’organizzazione ben oliata e ramificata sul territorio italiano, che si proponeva per far ottenere con facilità la patente di guida a persone straniere che non capivano, e spesso neppure parlavano, la lingua italiana: un business che, secondo le forze dell'ordine, poteva far fruttare dai 2 mila ai 3 mila euro per ogni candidato presentato.

Come riportato dai colleghi di VeronaSera le indagini e i pedinamenti hanno portato agenti e inquirenti anche in provincia di Sondrio dove, negli ultimi mesi, si sono verificati diversi tentativi di truffa per l'ottenimento della patente di guida. E proprio una delle otto persone denunciate è residente in Valtellina e potrebbero essercene altre visto che al vaglio ci sono le posizioni di altri 40 soggetti coinvolti a vario titolo.

Inoltre, per alcune decine di candidati verrà proposto alle Motorizzazioni civili di competenza, compresa dunque quella di Sondrio, l’annullamento della patente di guida ottenuta indebitamente, con la revisione del documento per la verifica dell’idoneità tecnica alla guida.

Il modus operandi

La struttura, secondo gli investigatori sarebbe stata collaudata e funzionante da anni, con al vertice S.N., un cittadino pakistano residente in un Comune della provincia di Vicenza, il quale si sarebbe avvalso di una fitta rete di procacciatori d'affari sparsi nelle regioni del Nord Italia, ma anche con qualche cellula nel Lazio. 

Le persone che costituivano i tentacoli di questa organizzazione, girando per le varie comunità pakistane e indiane, si proponevano come intermediari per ottenere il documento di guida italiano: in questo S.N. sarebbe riuscito a costruirsi un'ottima "reputazione" e molti connazionali lo avrebbero contattato, sicuri che grazie a lui avrebbero ottenuto la tanto agognata patente. 

Effettivamente il cittadino pakistano proponeva ai "clienti" un pacchetto completo e allettante. Una volta raggiunto l'accordo sul prezzo, sarebbe stato lui, insieme ai suoi più stretti collaboratori, ad occuparsi di tutta la parte burocratica: prenotare le visite mediche, portare il candidato alle scuole guida, curare l’iscrizione e concordare la data in cui lo stesso doveva presentarsi per svolgere la prova. La mattina dell'esame, secondo la ricostruzione delle forze dell'ordine, recuperava il candidato e gli consegnava una  felpa, un giaccone o una camicia contenente una microcamera, dopodiché inseriva un micro-auricolare nell’orecchio e dava le istruzioni sul comportamento da tenere in aula durante l’esame. Unico compito dell'esaminando sarebbe dunque stato quello di sedersi alla postazione, posizionare il monitor con le domande a favore della microcamera e attendere le risposte.

Nel caso in cui l'esaminando venisse scoperto, sarebbe stato comunque difficile risalire all’organizzazione, in quanto i telefoni utilizzati e posizionati negli indumenti erano controllati da remoto e le schede sim utilizzate per le chiamate erano intestate allo stesso candidato. Apparentemente quindi nulla poteva ricondurre all'uomo: quando un episodio veniva alla luce veniva trattato come un caso isolato e difficilmente veniva collegato ad altri che magari erano emersi a molti chilometri di distanza. 

La svolta

Tutto avrebbe dunque funzionato alla perfezione fino al mese di maggio del 2022, quando il personale del Laboratorio Analisi Documentale di Verona, durante una sessione d’esame, ha scoperto un cittadino pakistano che durante la prova di teoria stava utilizzando una microcamera. Un episodio all’apparenza come tanti altri, ma che grazie al materiale rinvenuto ha dato il via ad un'indagine la quale, come in un puzzle, ha visto unirsi tra loro tanti pezzi che fino a quel momento non sembravano collegati tra loro e che hanno condotto gli inquirenti in tante province del Nord Italia e non solo, compresa quella di Sondrio.

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