Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Alpeggi e agriturismi in quota, in Valtellina la stagione parte in ritardo

Secondo Coldiretti Sondrio, sono dunque in aumento i costi per le imprese zootecniche

Partenza ritardata per la stagione d’alpeggio in provincia di Sondrio che, ancora in questi giorni, vede mandrie e greggi in partenza per i pascoli alpini in quota, con un ritardo medio di circa 15 giorni sulla normale “tabella di marcia”. Colpa del clima, con il freddo e le nevicate in tarda primavera che hanno mantenuto imbiancati i pascoli in quota più a lungo del solito. 

“Questo si traduce in un aumento dei costi che le imprese zootecniche debbono sostenere per alimentare i loro capi in stalla per un lasso di tempo più lungo, senza contare il mancato guadagno per le attività di agriturismo stagionale in quota, la cui apertura viene in molti casi ritardata” osserva il presidente di Coldiretti Sondrio Silvia Marchesini. “Purtroppo, è un danno che si aggiunge al danno nel periodo più disastroso di sempre, dall’inizio della pandemia quasi un anno e mezzo fa”.

La testimonianza

Tra le mandrie salite in ritardo in alpeggio, quelle di Lucia Giacomelli, giovane allevatrice e responsabile di Coldiretti Donne Impresa, che proprio in questi giorni sta completando le operazioni di transumanza all’Alpe Boron. 

“Solitamente, apriamo l’attività agrituristica al pubblico a metà giugno, quest’anno slitteremo al 26. Solo giovedì, infatti, siamo riusciti a portare in quota tutti i nostri bovini, tra cui le vacche Highlander che alleviamo a Grosio: - spiega la Giacomelli - quest’anno è scesa davvero tanta neve, che ha imbiancato i pascoli fino a lungo, inoltre una slavina ha bloccato la strada e, di conseguenza, non siamo riusciti a portare prima il necessario per le varie attività. Speriamo in una lunga estate per poter recuperare il tempo perduto, anche se il tempo resta e resterà sempre l’incognita più grande per ogni agricoltore”.

Un'attività a tutela del territorio

L’attività d’alpeggio, che coinvolge un numero considerevole di giovani anche in provincia di Sondrio è l’elemento di traino di un’agricoltura di montagna che va salvaguardata come pratica eroica che valorizza e tutela un territorio ricco di storia e biodiversità grazie al lavoro degli agricoltori, paladini di una rinnovata cultura imprenditoriale e sociale che offre grandi opportunità di sviluppo.

"Per garantire futuro ai nostri giovani allevatori, custodi dell’identità rurali agroalimentare del territorio valtellinese e chiavennasco - conclude Silvia Marchesini - è importante mettere le attività montane sempre più al centro di strategie concrete e interconnesse tra i diversi settori produttivi, dall’agricoltura all’artigianato alla ristorazione e agli eventi sportivi, anche in vista della prossima sfida olimpica che toccherà la provincia di Sondrio. Ad esempio, è importante evidenziare la cultura dell’alpeggio anche negli itinerari turistici e di visita, creando ulteriore appeal territoriale e rivitalizzando l’economia rurale in quota”.

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