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Cinghiali, sempre meno i danni e gli abbattimenti

Severino De Stefani: "E’ fondamentale che tutto il territorio provinciale venga ufficialmente riconosciuto, come di fatto lo è, 'non idoneo' alla presenza del cinghiale"

In provincia di Sondrio, la gestione del cinghiale, comparso per la prima volta negli anni ’90, è sempre avvenuta considerando tale specie come “specie invasiva” e non come “specie cacciabile”. Tale scelta, che oggi si è rivelata lungimirante, è stata fatta considerando sempre i notevoli danni economici ed ambientali che tale specie avrebbe potuto causare al nostro territorio.

La presenza di cinghiali sul territorio deriva, per la maggior parte, da immissioni illegali e finalità venatorie

La presenza sul territorio deriva, per la maggior parte, da immissioni illegali e finalità venatorie, mentre solo in minima parte deriva da spostamenti dalle province limitrofe, in particolare quella di Como. Pertanto si è sempre intervenuti con il controllo selettivo (previsto dall’art. 41 della legge regionale 16 agosto 1993, n. 26 “Norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell'equilibrio ambientale e disciplina dell'attività venatoria”), avvalendosi del Corpo di Polizia Provinciale, coadiuvato dagli operatori qualificati, nel rispetto del “Regolamento per il controllo della fauna selvatica e inselvatichita delle forme domestiche di specie selvatiche e delle forme inselvatichite di specie”.

Con delibera del Consiglio n° 13/2015, al fine di meglio codificare le azioni di prevenzione e di intervento diretto, ed a seguito del parere favorevole espresso dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), la Provincia ha adottato un piano denominato “Piano di contenimento degli impatti del cinghiale nel territorio della provincia di Sondrio”, che ha permesso di ottenere ottimi risultati dal punto di vista del contenimento e della riduzione del suide.

Contrariamente, l’esperienza di molti altri territori anche limitrofi alla nostra provincia, che hanno optato per la gestione venatoria di tale specie ha determinato un incremento della sua presenza e conseguentemente anche dei danni economici ed ambientali.
I dati parlano chiaro: dal 2015 ad oggi i cinghiali sono diminuiti.

Lo dimostra il numero degli abbattimenti che, a parità di intervento sul territorio, è stato pari a 264 cinghiali nel corso del 2015, contro i 236 del 2016, con un calo quindi di oltre il 10%. Se guardiamo i dati dei primi semestri degli ultimi tre anni, nel primo semestre 2015 sono stati abbattuti 185 capi, nel primo semestre 2016 n° 170 capi (-8%) e nel corso del primo semestre 2017 solo 148 cinghiali, quindi con un calo del 20% rispetto ad appena due anni prima. I dati degli abbattimenti trovano un significativo riscontro anche nei dati dei danni alle colture agricole denunciati ed accertati.

Nel corso del 2015 i danni causati dal cinghiale ammontavano a quasi 50.000 €, mentre nel 2016 sono stati periziati danni per un valore di circa 29.000 €, con un calo quindi del 40%. I danni causati dalle altre specie di fauna selvatica sono calati in media di solo il 18%, e per alcune specie è addirittura aumentato, come nel caso dello storno.

La recentissima legge regionale in merito alla gestione del cinghiale, prevede che Regione Lombardia, confrontandosi con ISPRA, delibererà, entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge, la suddivisione del territorio agro-silvo-pastorale lombardo in aree idonee e in aree non idonee alla presenza del cinghiale e individuerà conseguentemente gli obiettivi e le modalità di intervento sulla specie.

De Stefani: "Fondamentale che tutto il territorio provinciale venga ufficialmente riconosciuto 'non idoneo' alla presenza del cinghiale"

“E’ fondamentale - ha commentato il Consigliere Delegato Severino De Stefani - che tutto il territorio provinciale venga ufficialmente riconosciuto, come di fatto lo è, 'non idoneo' alla presenza del cinghiale. Questo permetterà di continuare a contrastare con i metodi attuali che stanno portando ottimi risultati la presenza di questo indesiderato e dannoso selvatico. Pertanto auspico che il quadro normativo che ci sta permettendo di ottenere questi risultati non venga modificato, magari solo per una semplice finalità venatoria che sottostimi le sicure ripercussioni negative sull’intero territorio provinciale.”

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