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Giovedì, 13 Giugno 2024

L'abbraccio di una valle

Le esequie solenni dei giovani finanzieri Simone Giacomelli, Luca Piani e Alessandro Pozzi sono state celebrate nel pomeriggio di oggi a Bormio: "Grazie con tutto il cuore"

Una chiesa e una piazza gremite da migliaia di persone; grande commozione per una tragedia che ha lasciato un'intera valle incredula. Sono state celebrate nel pomeriggio odierno nella chiesa dei Santi Gervasio e Protasio a Bormio le esequie solenni di Simone Giacomelli, Luca Piani e Alessandro Pozzi, i tre finanzieri morti mercoledì in Val Masino a causa di un nefasto incidente occorso durante un'esercitazione del Soccorso Alpino sul precipizio degli Asteroidi.

Le esequie a cui hanno partecipato anche il Ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti in rappresentanza delle più alte cariche dello Stato, il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, e numerosi sindaci della provincia di Sondrio, da Madesimo a Livigno, sono state celebrate dal vescovo della Diocesi di Como, il Cardinale Oscar Cantoni e da monsignor Santo Marcianò Ordinario militare della Guardia di Finanza. In chiesa i tre feretri sono stati posizionati uno a fianco all'altro, avvolti da una bandiera tricolore: a circondarle, come in un ideale abbraccio, i colleghi della Guardia di Finanza e delle altre forze dell'ordine. Nella piazza del Kuerc, antistante la chiesa, a migliaia sono giunti per rendere onore alle tre giovani vite, tragicamente spazzate via all'improvviso.

A rivolgere il saluto introduttivo ai fedeli e ai familiari e amici di Luca, Simone e Alessandro è stato invece don Fabio Fornera, arciprete di Bormio: "A nome delle parrocchie di Bormio e della Valfurva, a nome di tutto il vicariato, rivolgo un saluto cordiale al nostro Vescovo, cardinale Oscar Cantoni, al vescovo monsignor Santo Marcianò, Ordinario militare, a tutti i confratelli. A tutte le autorità civili e militari qui convenute. Ai colleghi della Guardia di Finanza e del Soccorso Alpino. Agli amici della montagna. Ma soprattutto abbracciamo le famiglie e gli amici dei nostri cari Alessandro, Simone e Luca, a cui vogliamo stringerci forte con affetto sincero. Abbiamo già provato a farlo in questi lunghi giorni di attesa, ma vorremmo fosse più profondo ancora, se possibile, più di sollievo - ha esordito don Fornera -. Un saluto cordiale a ciascuno di voi qui presenti o connessi da lontano per la preghiera, in particolare agli amati giovani. Credenti o meno, siamo tutti feriti dalla tragedia di questi tre amici, siamo tutti carichi di lacrime, di domande, di ricerca di senso. È come se una parte di noi fosse strappata via all’improvviso. Proviamo a prenderci cura l’uno delle ferite dell’altro. Proviamo ad ascoltare cosa c’è nel profondo del cuore, a balbettarlo insieme. Proviamo ad ascoltare la Scrittura, Parola del Signore. Proviamo a lasciarci medicare dalla presenza di Dio in mezzo a noi, che in Cristo ha scelto di condividere la nostra sofferenza".

L'attesa prima delle esequie solenni dei tre finanzieri

L'omelia

L'omelia è stata invece affidata a monisgnor Santo Marcianò.

"Carissimi fratelli e sorelle, è proprio vero quanto San Giovanni Paolo II grida in una Enciclica sul dolore umano: «All’interno di ogni singola sofferenza provata dall’uomo e, parimenti, alla base dell’intero mondo delle sofferenze appare inevitabilmente l’interrogativo: perché?». In questi giorni, sconvolti da un dolore straziante e improvviso, lo avete gridato anche voi, cari Mariangela e Luca, Patrizio e Stefania, Simone e Paola; tu Filippo, tu Chiara, tu Francesca, familiari di Alessandro, Luca e Simone assieme ai parenti e agli amici. Lo gridate voi, famiglia della Guardia di Finanza, qui rappresentata da tanti dei suoi uomini e donne, dei suoi vertici, dal Comandante Generale, proprio in un momento in cui avreste desiderato celebrare nella gioia il vostro 250° anniversario. Lo grida la comunità riunita per celebrare l’Eucaristia: il cardinal Cantoni, la Chiesa dell’Ordinariato Militare e la comunità diocesana, con i sacerdoti, i cappellani militari; la comunità nazionale, l’Italia intera, presente con le massime autorità dello Stato, in particolare il signor Ministro dell’Economia, ma anche con tanti cittadini, venuti per condividere il dolore dei familiari, per pregare, per dire grazie! Un grazie che ci accomuna tutti, come ci accomuna il «perché?» sul dolore e sulla morte, che attraversa i nostri cuori e attraversa la storia umana, di ieri e di oggi; si unisce al “perché” sulla morte di tanti caduti; sulle morti per incidenti, malattie, fame, violenza, guerre… si unisce al perché sul male. Il mondo delle sofferenze è presente in ogni dolore umano, nel nostro dolore; e l’interrogativo sul dolore, come quello sul male - continua Giovanni Paolo II -, sono «difficili, quando l’uomo li pone all’uomo, gli uomini agli uomini, come anche quando l’uomo li pone a Dio». È grande il mistero del dolore e noi siamo qui e poniamo questa domanda a noi stessi, la poniamo a Dio, sapendo che è difficile trovare una risposta e che non ci sono parole adeguate, c’è solo la vicinanza, la solidarietà - ha sottolineato monsignor Marcianò -. Nella prima Lettura (1Gv 3,14-16), abbiamo ascoltato alcune parole sulla morte scritte dall’evangelista Giovanni, un apostolo molto vicino a Gesù: «quello che lui amava», l’unico presente sotto la Croce, con la Madre del Signore; l’unico che ha avuto il coraggio di restare, nelle ore buie e strazianti, accanto a Gesù, un giovane, potremmo dire, che moriva ucciso ingiustamente, e che poi ha visto Risorto. Quella di Giovanni è una Lettera rivolta a tutti: chi crede e chi non crede, chi sta vivendo un tempo di crisi e chi affronta con il dono della fede lo sconforto della morte… E Giovanni - abbiamo visto - non parla per sentito dire ma perché ha sperimentato il dolore per la morte di Gesù, una morte violenta, improvvisa, ingiustificata, dinanzi alla quale anch’egli, certamente, si sarà chiesto: «perché?». Egli non ci offre una risposta preconfezionata, eppure il suo non è un urlo di disperazione ma un grido che apre alla speranza: Cristo è Risorto e ci ha fatti passare dalla morte alla vita eterna e “farà risorgere anche noi con la sua potenza” (1Cor 6,14). E la potenza di Dio è l’Amore; ecco che Giovanni può dire: «siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli». E Gesù: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15,13). Da qui la riposta al «Perché?» … Perché amiamo i fratelli!".

"Dunque, la domanda sul dolore e sulla morte diventa la domanda sulla vita. È vero, è difficile trovare una risposta e non ci sono parole. Ma se una parola si può dire, se qualcosa può aiutarci a rispondere a questa domanda è proprio la vita di Alessandro, Luca e Simone, giovani straordinari, solari, innamorati della vita e della loro professione. Ciascuno, una vita diversa, una storia diversa, una personalità diversa; ma tutti uniti da un servizio svolto in modo ammirevole, dedito, che ha permeato d’amore l’intera l’esistenza - è proseguita l'omelia -. Ecco che il perché diventa “per cosa”, ovvero: per cosa viviamo? Noi non sappiamo perché i nostri amici sono morti, sappiamo però perché hanno vissuto; ed è proprio la loro morte che ce lo rivela fino in fondo. Infatti, come definire altrimenti la vita di tre giovani morti mentre si esercitavano per prepararsi a salvare le vite di altri? A volte, come è stato per loro, ciò per cui viviamo diventa anche ciò per cui moriamo, e, se questo è l’amore, la vita non finisce, non può finire. È proprio vero: la morte diventa vita, se il suo «perché» è l’amore! È l’amore che rende eterni. E loro hanno amato! Cari amici, la domanda sul dolore, che è la domanda sulla vita, è dunque la domanda sull’amore. Nella «valle oscura» di cui parla il Salmo 22, questo amore ci raggiunge come una piccola luce, attraverso le pagine del Vangelo (Mt 25, 31-46): «ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me».

"Ogni gesto di amore, di protezione, ogni salvataggio che questi giovani finanzieri hanno effettuato, ogni esercitazione, ogni sacrificio, così come ogni gesto di tenerezza in famiglia, di affetto con gli amici, di condivisione con i colleghi… acquista un valore enorme, di cui forse essi stessi non si sono resi totalmente conto. Addirittura, un amore restituito a Dio, Sorgente vera dell’amore, se pensiamo che Gesù considera come fatto a Sé stesso quanto facciamo per ogni fratello… e ogni volta che lo facciamo. “Lo avete fatto a me”. Dunque, l’amore non è teoria, l’amore consiste in questo «ogni volta» in cui c’è tutto, perché c’è ogni persona concreta, c’è il fratello da amare, più della propria vita. È questa la risposta che Alessandro, Luca e Simone hanno dato e danno anche oggi: la loro morte non ha un perché, è vero, ma la loro vita ha avuto non solo un perché, ha avuto un “per chi”.Se questo è stato possibile è soprattutto per l’amore ricevuto da ciascuno di voi, carissimi familiari; e per l’amore da loro donato a voi nella quotidianità e nel sacrificio, nella difficoltà e nella gioia - ha concluso monsignor Marcianò -. Oggi è uno strazio indicibile, inconsolabile; e noi ci inchiniamo in silenzio dinanzi al vostro dolore, come ci inchiniamo con rispetto e vera gratitudine dinanzi al loro grande sacrificio. Un sacrificio in cui la Guardia di Finanza ritrova, proprio nel suo 250° anniversario, il senso profondo del proprio esistere a servizio della vita e della gente, della giustizia e della sicurezza. Un sacrificio che parla al nostro Paese e ai suoi responsabili, sfidati sempre a ricentrare ogni decisione sul servizio al bene comune, alla giustizia e all’infinita dignità di ogni persona. Negli ultimi momenti della sua vita Papa Giovanni XXIII, che moriva esattamente in questo giorno di 61 anni fa, guardava al Crocifisso dicendo: «Egli mi guarda ed io gli parlo» Inchiniamoci dunque in silenzio dinanzi al mistero di questa croce, lasciamo parlare l’amore, quello che Alessandro, Luca e Simone hanno donato e lasciano come patrimonio custodito nel cuore di voi familiari e di ogni persona per la quale essi hanno lavorato e vissuto, di ogni fratello più piccolo per il quale la loro vita si è consumata, fino alla fine. Cari familiari, cari amici, pur tra le tante, tantissime lacrime, possiate, possiamo tutti pian piano sentire che questo amore rimane e che consola i nostri cuori gettando luce sulla loro morte. Possiate, possiamo sperimentare che questa morte si è trasformata in vita. Alessandro, Luca e Simone hanno amato e servito i fratelli e vivono in eterno nella pace. Li ringraziamo con tutto il nostro cuore e chiediamo loro di pregare per noi dal cielo. Grazie Simone, grazie Luca, grazie Alessandro. E così sia!".

Messaggi commossi

Prima della conclusione della celebrazione è stata recitata la preghiera della Guardia di Finanza e rappresentanti proprio delle Fiamme Gialle, il Ministro Giorgetti e uno dei colleghi e compagni di corso di Luca, Alessandro e Simone si sono succeduti nei loro messaggi di saluto, cordoglio e vicinanza per i tre finanzieri e le loro famiglie.

"E' un giorno triste in cui la Guardia di Finanza ha il cuore in lacrime. Luca, Simone e Alessandro erano tre ragazzi accomunati dall'amore per la montagna e anche per questo si erano arruolati - ha sottolineato il comandante generale della guardia di finanza, Gen. C.A. Andrea De Gennaro.-. C'è una persona che ha ben impresso il volto di Luca: la donna che cinque anni fa, dispersa in una zona impervia della Val Cervia è stata recuperata e portata in salvo da Luca e dai suoi colleghi. Perchè il nostro Soccorso Alpino fa questo, aiutare quanti sono in pericolo, ogni giorno, in silenzio anche andando oltre quella soglia ideale che separa il servizio dalla missione. Insieme a lui Alessandro e Simone, lo stesso corso di formazione, lo stesso reparto di assegnazione alla fine del corso, la stessa passione per il lavoro. Si stavano addestrando, erano tutti impegnati in un'esercitazione in roccia. L'obiettivo sempre lo stesso: prepararsi al meglio per prepararsi a intervenire quando ce ne fosse stato bisogno. Entusiasmo, tenacia e senso di umanità che da sempre contraddistinguono i militari del nostro Soccorso Alpino: questo ispirava questi ragazzi. La loro scomparsa ci lascia sgomenti e a loro, ai loro genitori, agli amici, ai colleghi, la Guardia di Finanza oggi si stringe in un caloroso e commosso abbraccio. La Guardia di Finanza ci sarà sempre nel ricordo di tre meravigliosi ragazzi che il Corpo custodirà tra i suoi figli più illustri e continuerà a onorare come esempi di solidarietà e amore per il prossimo. E grazie a tutti coloro che sono intervenuti oggi".

"Sono oggi a Bormio per testimoniare sentimenti di vicinanza e profondo cordoglio miei personali e di tutto il Governo alle famiglie di Luca Piani, Alessandro Pozzi e Simone Giacomelli per il grave lutto che vi ha colpiti - ha invece esordito il Ministro dell'Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti -. Un pensiero speciale consentemi di rivolgerlo alle mamme di Luca, Alessandro e Simone, per la sofferenza immensa che stanno vivendo. Il nostro cordoglio va anche ai loro colleghi del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, una specialità d'eccellenza del Corpo di cui Luca, Alessandro e Simone orgogliosamente facevano parte. In questi difficili e dolorosi frangenti è indispensabile avere molta fede e la consapevolezza di non essere soli e di poter contare sul sostegno dei propri cari, amici, colleghi, delle istituzioni e di tutta la comunità. Ecco perchè oggi siamo qui oggi a Bormio numerosi, per far sentire forte a voi e ai vostri cari la nostrra vicinanza e per aiutarvi a trovare la forza di affrontare una tragedia come quella accaduta in Val di Mello sul precipizio degli Asteroidi mercoledì scorso".

"Con la nostra partecipazione - ha concluso il Ministro Giorgetti - vogliamo anche rendere omaggio alle famiglie di tre servitori dello Stato, conosciuti e apprezzati dall'intera comunità per la professionalità e la passione che li caratterizzava. Vogliamo onorare la memoria e il ricordo di Luca, Alessandro e Simone affinché il loro estremo sacrificio non sia dimenticato: l'abnegazione, l'altruismo e lo spirito di servizio che hanno dimostrato i nostri tre ragazzi del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza deve essere d'esempio per coloro che, con diversi ruoli e responsabilità hanno scelto di servire il nostro Paese e la nostra comunità. Ringrazio e saluto le autorità religiose, civili e militari presenti e tutti gli intervenuti e rinnovo l'affettuoso abbraccio ai familiari di Luca, Alessandro e Simone, rinnovando loro a mio titolo personale, ma anche a nome di tutto il Governo, il cordoglio più sentito. Non sarete soli, non solo oggi, potrete contare anche in futuro sul nostro sostegno. Siate orgogliosi, come lo siamo tutti noi, dei vostri ragazzi che hanno onorato con l'estremo sacrificio la loro divisa e la loro missione. Servizio, dovere, sacrificio, termini usati oggi, richiamano tutti un agire per e verso gli altri: e gli altri siamo noi e tutti noi siamo lo Stato che io oggi qui rappresento.  Luca, Simone e Alessandro io vi dico grazie adesso e nell'ora della vostra morte amen".

"Carissimi Luca, Alessandro, Simone - così si è invece rivolto ai tre giovani uno dei loro compagni di corso e collega nel Soccorso Alpino della Guardia di Finanza -, avremmo voluto trovare un'altra occasione per poterci rivedere e di sicuro non pensavamo mai e poi mai per questo doloroso evento. Quel che è successo ci ha sconvolto, ci ha tolto le parole, ci ha riempito i pensieri di dolore. Pensieri che insistono a trovare una spiegazione del perchè, che non danno tregua alle nostre giornate, ma lo sappiamo bene che non esiste nulla al mondo che possa riportare tutto alla normalità. Non è giusto, perchè proprio a voi? A voi che amavate la montagna in tutte le sue stagioni; a voi che avete trasformato in lavoro la vostra passione riuscendo ad avvicinare a questo ambiente ostile anche chi lo conosceva meno; a voi che avete sempre messo in primo piano la vita altrui. Chi vive di questo esperienze e fa questo tipo di lavoro sa benissimo che esiste una possibilità, remota, ma esiste, che il destino ti volti le spalle. Oggi ci insegnate che la montagna non è sempre gioia e fatica, ma purtroppo è anche dolore. Ale, Simo, noi ragazzi del terzo corso siamo qui per dedicarvi un pensiero particolare in quanto la vita ci ha permesso di far parte della stessa famiglia, quella del Sagf. Tutto ebbe inizio il 5 maggio 2022 quando, varcando i cancelli della scuola alpina di Predazzo, iniziammo questo percorso insieme. Un percorso difficile e tortuoso, ma che ci ha permesso di conoscerci meglio e diventare fratelli. Faremo tesoro di ogni singolo momento passato insieme, da quelli più belli a quelli più difficili: non possiamo fare altro che ringraziarvi per aver condiviso con noi scalate, sciate, corsi e tanti momenti di allegria".

"So che le parole non servono - ha concluso il giovane finanziere del Soccorso Alpino -, soprattutto in situazione del genere, ma sarete sempre nei nostri ricordi: tu Simo come un ragazzo vivace e pieno di energia; tu, Ale, un piccolo grande professore. Ora è giunto il momento di salutarvi, ma sappiate che questo non è un addio, perchè ora saremo sempre insieme, in ogni situazione, in ogni ambiente, su qualsiasi parete, cresta o canalone, in vetta a tutte le montagne che saliremo. A presto ragazzi, ci si vede sulle nostre montagne".

I funerali a Bormio-2

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