Bambino morto con il bob contro un albero, la testimonianza di un'escursionista

La donna ha scritto ad Alberto Pellai su Famiglia Cristiana: «Urla strazianti ci hanno raggiunto, abbiamo allertato i soccorsi. In mezzo ad una valle incantata, ho visto un mondo di solidarietà umana, di aiuto»

Foto d'archivio

La morte del piccolo Diego Lanfranchi, scontratosi violentemente contro un albero mentre giocava con il bob sui pendii della Val Viola, non lontano dalla baita di famiglia, lascia sgomenti. Un tragedia inenarrabile che ha travolto la famiglia del bambino di 4 anni, deceduto dopo 48 ore di agonia nel primo pomeriggio di lunedì 6 gennaio all'ospedale Giovanni XXIII di Bergamo.

In attesa del responso della ricognizione cadaverica, effettuata lungo la giornata di giovedì 9 gennaio, emergono nuovi dettagli su quanto accaduto al bambino e al suo fratellino Simone di 18 mesi.

A riportarli è il sito di Famiglia Cristiana dove il celebre medico e psicoterapeuta Alberto Pellai, invitato da alcune persone vicine alla famiglia Lanfranchi, da giorni si spende per ridare la giusta dignità ad una tragedia enorme ancor più infestata, se fosse possibile, da malelingue e diffidenza, specie sui social network.

«Se di fronte al più terribile dei lutti, il mondo di noi genitori invece che mostrarsi compassionevole ed empatico, sa solo alzare il dito e giudicare, significa che ci sta accadendo qualcosa di grave. Io oggi sento solo pena per quei genitori. Vorrei abbracciarli, piangere con loro, fargli sentire che il loro dolore è anche il mio dolore. Vorrei dire loro che i bambini sono imprevedibili, che non tutto nella vita può essere tenuto sotto controllo e che ci sono eventi che sfuggono alla nostra responsabilità. Vorrei abbracciarli e dire loro di non smettere mai di credere nella forza della vita, di sentire che il bambino di 2 anni rimasto praticamente illeso, è la dimostrazione e la prova “provata” che la forza della vita prevarrà sul dolore distruttivo della morte e li aiuterà a trovare un senso in questa tragedia che al momento è priva di senso e lascia sgomenti e con un vuoto dentro che fa un rumore assordante» aveva scritto Pellai a commento di quanto accaduto e delle reazioni dell'opinione pubblica.

La testimonianza

Di seguito la testimonianza della signora Mariarita, presente nei minuti successivi al tragico scontro, pubblicata da Alberto Pellai sul portale di Famiglia Cristiana.

«Gentile Alberto Pellai, desidero condividere con lei l'esperienza che ho vissuto il pomeriggio dell’ incidente del povero piccolo. Io ero lì. Con alcuni amici ero partita da Arnoga con destinazione il rifugio Dosdè in Valdidentro.

L'ambiente era meraviglioso, la neve, i boschi, il fiume , un ambiente di pace .

Ad un certo punto ho sentito un verso: ho pensato fosse un cervo e ci siamo fermati ad ascoltare. La voce è diventata sempre più chiara, era un uomo, poi conosciuto come il padre del piccolo Diego. «Aiuto, aiutatemi, non ce la faccio»: queste urla strazianti ci hanno raggiunto e subito abbiamo allertato i soccorsi. Tutte le persone che ho visto all’ operato da quel momento in poi, erano come me, alpinisti che si trovavano lì per caso e si sono fermati dando tempo e aiuto. Due giovani ragazzi che stavano salendo con gli sci di fondo si sono inerpicati come dei camosci su per il bosco per dare soccorso. Io ero impegnata al telefono con le persone del soccorso alpino e non ho visto il momento in cui hanno portato i bambini lungo la strada ma ho visto muoversi un mondo di bene.

Hanno avvolto i piccoli con le giacche a vento, un signore ha dato una coperta di « alluminio » per proteggere Diego. Un uomo esperto parlava con i soccorsi dando le coordinate del luogo. Un altro, penso un medico, sempre in contatto con i soccorsi che stavano organizzandosi per raggiungere il luogo dell'incidente, raccontava come reagivano i piccoli.

In mezzo ad una valle incantata, ho visto un mondo di solidarietà umana, di aiuto.

Seduta su una motoslitta, una signora teneva in braccio, avvolto nella sua tuta imbottita e coperto da altre giacche a vento, il più piccolo dei fratellini: gli sorrideva e lo coccolava, cercando di calmare il suo pianto. Era un viso dolcissimo di donna coraggiosa, era la sua nonna. Poi è sopraggiunto l'elicottero atterrando in un punto del sentiero per me impossibile: sono scese 5 persone cariche di attrezzature e sono corse velocissime verso i bambini. Abbiamo iniziato il nostro rientro verso il paese ed abbiamo incrociato altri uomini del soccorso alpino che salivano lungo il sentiero sulla motoslitta. E' questo il popolo vero che si incontra: generoso, altruista pronto a dare quando c'é bisogno». 

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Mariarita

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