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Giovedì, 13 Giugno 2024
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Redazione

Bozzetti sondriesi. Via Visciastro

Sono nato in via Visciastro, una mattina di maggio. Mia madre, come d’uso a quell’epoca, si era affidata all’assistenza di una brava ostetrica. Si chiamava Ines.

     I miei genitori erano sposati da un anno e avevano trovato un buco in affitto in una vecchia casa di quella viuzza sotto i vigneti di Colda. Lì vicino, abitava mia zia Alma, sorella della mamma, che aveva due figlie già grandicelle e una terza di tre anni. 

     Non ho ricordi della casa dove sono nato, perché la nuova famiglia si trasferì in via Nazario Sauro quando avevo pochi mesi. Però ho tanti ricordi sulla via Visciastro, dove trascorsi tanto tempo della mia fanciullezza. 

     Ci andavo per lo più con nonna Maria a trovare gli zii e le cugine. Abitavano dove la via in questione faceva angolo con quella che si chiama Grumello. Allora era una strada sterrata, fiancheggiata da poche case con orti, piante e muretti pieni di lucertole. Proseguiva (come anche oggi) verso il cimitero, diventando più stretta.

     Mio zio Remo aveva sette mucche. Produceva una certa quantità di latte che consegnava al domicilio di alcuni suoi clienti. A fare il servizio era la figlia (mia cugina) Vilma. La ricordo come una bella ragazza florida, dai modi un po’ bruschi e sbrigativi, sicura di sé. Andava per le case a distribuire il latte con il secchio che portava sulle spalle. Come mezzo di locomozione, usava una bicicletta nera da donna, con i freni a bacchetta. Ogni tanto io gliela prendevo e pedalavo su e giù per via Visciastro, da San Rocco fino al cimitero.

     In quella via passavano pochissimi veicoli, che durante l’estate alzavano nuvole di polvere. Scoppiettava un motocarro, rombava una motoretta; a volte transitava un trattore o una fiammante Topolino. Allora io mi fermavo per prudenza, più che altro per non recare danno alla preziosa bicicletta della Vilma.

     Ricordo che mia nonna Maria, alla fine della giornata, diceva: – L’è ura de turnà a Sundri, che ‘l ve noch.

Questo racconto è scritto da Giuseppe Novellino e fa parte della rubrica "Bozzetti sondriesi".

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