rotate-mobile
SondrioToday

SondrioToday

Redazione

Bozzetti sondriesi. Per la città con il nonno

Quando frequentavo i primi anni delle elementari, mi capitava spesso di accompagnare nonno Celso per le strade di Sondrio. Teneva la mia manina nella sua, ruvida e callosa; ogni tanto mi rivolgeva la parola per rispondere alle mie domande o per farmi notare qualcosa che riteneva importante anche per me. 

     Dal mare dei miei ricordi ne emerge uno.

     Potevo avere sei anni. Ricordo che era inverno e faceva un freddo cane. C’erano mucchi di neve ghiacciata lungo i marciapiedi. 

     Venivamo da via Lavizzari, dove lui abitava con la nonna e scendevamo verso via Cesare Battisti. A metà dei giardinetti Sassi, mi disse: 

     – Sta’ ben tacat a mi, che adess ‘n ga de fa’ la traversada.

     L’avevo già notato: per lui, attraversare via Piazzi era considerata un’azione impegnativa, alla quale si doveva dedicare la massima attenzione. Un po’ aveva ragione, perché di lì, durante gli anni ’50, transitavano molti dei veicoli che attraversavano la città, in un senso e nell’altro. Passavano anche dei camion e dei pulman, che poi raggiungevano piazza Campello e piazza Garibaldi. Già era aperta la circonvallazione di via Nazario Sauro e via Toti, ma il percorso di via Stelvio, via Piazzi e via De Simoni era ancora piuttosto gettonato. 

     Quel giorno era giovedì, non si andava a scuola. Il nonno doveva fare un paio di commissioni e mi aveva portato con sé. Prima di tutto doveva passare dall’Aldo a comprare dell’elastico con cui la nonna avrebbe aggiustato un paio di mutande. E poi voleva arrivare alla stazione per spedire la lettera a suo fratello Dante che stava in America. Diceva che, infilando la busta in quella cassetta della posta vicino ai treni, si avrebbe guadagnato del tempo. 

     – La fa pussé de bot a partì – disse, mentre camminavamo di buon passo verso Piazzale Bertacchi. 

     Compiuta la missione, si fermò a parlare con un conoscente. Io battevo i piedi per il freddo e mi stringevo nel corto cappottino. 

     Poi, mentre tornavamo verso il centro storico, dissi: 

     – Ho un po’ di fame. 

     – ‘N va dint da Scandela a cumprà ‘n biscutin.

     Dal noto panettiere, il nonno mi comprò una ciambellina di pasta frolla un po’ magra, con una bella incisione di marmellata secca nel centro. Felice, cominciai a sbocconcellarla. Ma, fatti alcuni passi sul marciapiede, mi sfuggì di mano e cadde in terra. Feci per raccoglierla, ma un cane senza padrone (ce n’erano a quell’epoca) fu più veloce di me. L’ addentò e scappò via. 

     Ci rimasi male. Sulle mie labbra si stampò una smorfia di pianto, mentre il nonno diceva: 

     – Eh, l’è andacia ‘n scì! Adess go miga soldi per cumpran n’altra. 

    Questo racconto è scritto da Giuseppe Novellino e fa parte della rubrica "Bozzetti sondriesi".

Si parla di

Bozzetti sondriesi. Per la città con il nonno

SondrioToday è in caricamento