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Domenica, 19 Maggio 2024
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Bozzetti sondriesi. All'uscita da scuola

Quando, risalendo la via Cesare Battisti, si arrivava all’altezza del cinema Excelsior, ci si trovava davanti una sorta di cuneo di vecchie case, il cui angolo acuto, smussato, ospitava l’officina concessionaria della Moto Guzzi. Da quel punto si dipartivano tre vie: il proseguimento rettilineo della suddetta fino all’incrocio con via Piazzi; quell’altra che ancora oggi si chiama Damiano Chiesa, e una viuzza stretta che sbucava in uno slargo davanti alla Camera di Commercio. All’inizio di quest’ultima strada, si apriva il cancello del cortile del vecchio e massiccio edificio scolastico.

     Quella descritta è l’area dove oggi, per intenderci, sorge la Garberia con la piazzetta pedonalizzata e il moderno edificio.

      Negli anni ’50 e ‘60, il largo tra il cinema Excelsior e la Moto Guzzi si riempiva di bambini che entravano e uscivano dalla scuola. A mezzogiorno e alle quattro (tranne il giovedì che era vacanza), solo i più piccoli venivano accompagnati. Ma non tutti. E tutti, comunque, andavano e venivano a piedi. A volte si vedeva un bambino saltare sul cannotto della bici del papà o del fratello maggiore, magari in tuta da operaio, che era passato di lì a prenderlo. 

      Gli alunni della scuola elementare di via Cesare Battisti erano numerosi. Avevano maestre o maestri che richiedevano un ordine e una disciplina che oggi sono impensabili. Il mio maestro Fognini ci faceva uscire in fila per tre, segnando il passo, come fossimo gli elementi di un plotone militare.

     Davanti all’officina meccanica, nei pomeriggi di primavera o di autunno, i bambini più grandicelli si fermavano a guardare le moto di un rosso fiammante, che poggiavano sui cavalletti in bella mostra. A volte ce ne erano di nuove: aspettavano l’acquirente che passasse a ritirarle. Allora si discuteva su quale fosse la più potente, si guardava il contachilometri per decifrare la velocità del mezzo. 

      Ricordo che una volta, proprio davanti a una di queste moto della Guzzi, mi stava aspettando un amico di un’altra classe con la cartella a terra, tra i piedi. Quando mi vide ammiccò e mi fece un ampio gesto con la mano. 

     Mi avvicinai e posai anch’io la cartella sulla pavimentazione in porfido: 

     – L’ho trovata – mi disse, sicuro che sapessi di che cosa stesse parlando. 

     Al che io dissi, spalancando tanto d’occhi: 

     – Veramente? Fammela vedere.

     Era la mitica figurina dei Martiri di Belfiore. Rara, quasi introvabile. Lui ce l’aveva già ed era pronto a mercanteggiare. 

     – Tu però mi dai quella della battaglia di Solferino – volle assicurarsi.

Questo racconto è scritto da Giuseppe Novellino e fa parte della rubrica "Bozzetti sondriesi".

     – Intesi.

     Correva l’anno scolastico 1960/61. Per festeggiare il Centenario dell’Unità d’Italia, avevano promosso quella famosa raccolta di figurine sulle vicende del nostro Risorgimento. 

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