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Bozzetti sondriesi. Scarpatetti e il rampollo borghese

È uno dei luoghi più caratteristici della città, il quartiere popolare del centro storico. Le sue vecchie case accompagnano la stretta via che sale lentamente verso il Piazzo e il Castello Masegra. In epoca medioevale, ai piedi del maniero, vivevano i contadini che dipendevano dal feudatario de’ Capitanei.

     Oggi è in gran parte ristrutturato e conservato per il suo valore storico. 

     Gli attuali abitanti sono assai inferiori di numero rispetto al passato. Si tratta quasi esclusivamente dei discendenti ormai benestanti delle antiche famiglie di estrazione contadina. Hanno restaurato gran parte delle abitazioni, contribuendo al mantenimento dell’aspetto caratteristico del luogo.

    Negli anni della mia infanzia e adolescenza, l’atmosfera popolare si respirava ancora in tutta la sua pienezza. L’abitazione dei miei nonni materni, il cui portone di ingresso era in via Lavizzari, si affacciava con una finestra su una corte con la pavimentazione a “risc” (acciottolato). Qui teneva il suo laboratorio un bottaio. Si tratta di una delle bellissime, rustiche corti che rendono così caratteristico il quartiere di Scarpatetti. 

     Oggi, abitare in quella vecchia zona di Sondrio risulterebbe quasi un privilegio. Ma non era così, negli anni ’50. 

     Allora la vita era più spontanea, più semplice, legata ancora ai vecchi schemi di un’Italia contadina. Non esisteva il culto dei centri storici, da conservare (giustamente) come musei a cielo aperto. Coloro che vivevano nei cosiddetti quartieri vecchi appartenevano in genere ai ceti bassi e popolari.

     Ricordo, infatti, ciò che disse un mio compago d’oratorio, figlio di professionisti e quindi rampollo borghese. Eravamo un gruppetto e salivamo lungo la via Scarpatetti. Giunti vicino alla cappelletta della “Madonna dell’Uva”, sbottò: 

     – Io non ci vivrei mai, in queste case. Non vedete che cadono a pezzi? 

     Gli fece eco l’abbaiare stizzito di un cane. 

     Poi soggiunse, con supponenza: 

     – Io abito in via Trieste in un condominio nuovo di sei piani con ascensore e riscaldamento centrale. 

     Erano gli anni del boom economico, anni di nuovo benessere e di fregole moderniste. 

     Scarpatetti è diventato un luogo di arte e di cultura. A luglio si tiene una frequentatissima “tre giorni” di esposizione lungo la via e nelle sue corti suggestive.

Questo racconto è scritto da Giuseppe Novellino e fa parte della rubrica "Bozzetti sondriesi".

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