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Giovedì, 25 Aprile 2024
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Redazione

Bozzetti sondriesi. La passerella al Gombaro e i bagni alle Cassandre

Quando ero bambino, la località Gombaro mi sembrava un luogo sperduto e provavo una certa meraviglia nel constatare che si trovava, invece, così vicino alla città di Sondrio, anzi al suo centro storico. Pur frequentando la casa dei miei nonni, in via Lavizzari, mi capitò pochissime volte di andare in quella località che mi faceva venire in mente le streghe, gli orchi e i fantasmi. Solo quando divenni un ragazzino autonomo, cominciai a conoscerlo un po’ meglio e anche a frequentarlo. 

     Si tratta effettivamente di un luogo che possiede un certo fascino cupo, soprattutto a causa della conformazione geografica, là dove il Mallero sbocca nella valle dopo avere scavato, nei millenni, una gola che sembra un canyon assai suggestivo. Sono le Cassandre, oggi attraversate da uno spettacolare ponte aereo ciclopedonale. Passate queste, Il torrente defluisce verso la città tra le balze rocciose del Masegra e di Campoledro. 

     In quel punto c’era una passerella, tesa sopra il torrente, che a me faceva paura. Rievocandola, mi sembra che oscillasse in qualche modo. Oppure si trattava solo della mia immaginazione alimentata da fanciulleschi timori.

     Lasciando Gombaro, prima di arrivare in piazza Cavour, si passa accanto all’agglomerato di vecchie case che sono attraversate da una stradetta che si chiama via Fracaiolo. Qui c’è un lavatoio e si vedono ancora tracce dei Malleretti. Si può inoltre ammirare la cappellina dedicata al Santo Nome di Maria. Per attraversare quel piccolo e antico quartiere (anticamente era sede di artigiani che sfruttavano le acque dei Malleretti), bisogna lasciare il Lungomallero, per poi riprenderlo nel punto dove c’è un ristorante, che prima era la sede della Società Operaia Maschile, fondata nel 1864 da Giuseppe Fumagalli.

      Avevo una dozzina d’anni, quando un giorno raggiunsi il cuore delle Cassandre. Ero in compagnia di due amici d’oratorio. Se proprio non fu un’avventura, almeno lo scenario mi regalò l’impressione di essere in un mondo pieno di mistero e di insidie. Le pareti di rocce incombevano minacciose. E mi sembrava straniante l’idea di essere solo alle porte della mia città.

     Bagnammo allegramente i piedi in una piccola insenatura sabbiosa.

Questo racconto è scritto da Giuseppe Novellino e fa parte della rubrica "Bozzetti sondriesi".

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