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Bozzetti sondriesi. I bagni nel Mallero

Pare che gli antichi l’abbiano chiamato Malus Rivus (cattivo torrente). E cattivello sa essere, come possiamo testimoniare anche noi che abbiamo visto l’alluvione del 1987.

     Ricordo che l’alveo si era riempito fino all’estremo bordo degli argini. Scorreva un’acqua tumultuosa che trascinava trochi d’albero ed altri oggetti strappati lungo le sponde più a monte. Emanava un odore di fango che faceva pensare al cuore profondo della terra.

     Il punto critico, a detta di molti, era l’ampia curva che il corso d’acqua fa prima di passare sotto il ponte di Piazza Garibaldi. Lì sarebbe straripato, perché quell’ansa non è naturale. Venne imposta dall’amministrazione austriaca intorno al 1835, per favorire l’espandersi più funzionale dell’area urbana. 

     Quell’estate del 1987, Sondrio se la passò proprio male. Se i danni alla fine furono assai limitati, si deve ringraziare il Buon Dio, o la Fortuna… come volete.

     Noi sondriesi abbiamo caro il Mallero, come hanno caro il Tevere i romani, o l’Arno i fiorentini. Da quando sono nato non faccio che attraversarlo e quasi sempre gli dedico, dal ponte, uno sguardo rispettoso. Se lo vedo imbronciato, per qualche pioggia abbondante, provo qualche timore e mi turba il pensiero che tanta acqua passi così tra le case e le vie della città.

     All’inizio degli anni ’50, non c’era ancora il ponte della circonvallazione che unisce via Mazzini con viale Milano. Dal ponte “Eifel” (così viene chiamato quello di via Trento, anche se non mi pare sia un nome ufficiale) a quello della ferrovia, il Mallero risultava non attraversabile. I ponti erano solo cinque, a partire dalla Passerella in Gombaro che una volta, percorsa con mio nonno, mi fece tanta paura che, giunto dall’altra parte, mi stupii di essere ancora vivo.

     Ho ritrovato, in questi giorni, una vecchia fotografia. Ritrae me, mia sorella Elisabetta e mio fratello Lorenzo sulla riva del Mallero, mentre giochiamo con i sassi e bagnamo i piedini nell’acqua. Indossiamo costumini fatti in casa dalla mamma; dai nostri faccini sprizza un’infantile, spensierata allegria. La foto rivela che siamo poco più a sud del ponte ferroviario, proprio difronte a luogo dove sarebbe sorto (e poi demolito) l’Istituto Professionale “Fossati”.

     Adesso i ponti che attraversano il Mallero, nel comune di Sondrio, sono ben nove. Uno di essi è una spettacolare (e tutto sommato un po’ inutile) passerella aerea che unisce le frazioni di Ponchiera e Mossini scavalcando le tenebrose Cassandre. 

     Sembra che con i nuovi ponti si sia voluto addolcire, e forse un po’ annullare, la fiera barriera del torrente.

     Ma ci vuole ben altro per addomesticare il Malus Rivus.

Questo racconto è scritto da Giuseppe Novellino e fa parte della rubrica "Bozzetti sondriesi".

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