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Giovedì, 13 Giugno 2024
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Redazione

Bozzetti sondriesi. Galleria Campello

Non so di preciso, ma doveva essere l’inizio degli anni ’60 quando venne demolito il vecchio stabile e al suo posto fu edificato l’alto e brutto palazzo che (ma è un eufemismo) rompe un po’ l’armonia di quell’angolo di centro storico.

     Così l’insenatura nord della piazza cambiò volto e assunse l’aspetto che oggi è familiare alla maggior parte dei sondriesi. 

     Alla nuova costruzione si aggiunse la galleria Campello, che unisce l’omonima piazza alla piazzetta Gualzetti e all’antica via Boffalora. All’inizio qualcuno diceva che Sondrio finalmente aveva la sua elegante galleria, come quella di piazza Duomo a Milano. Paragone quanto mai azzardato. Comunque, in quel corridoio coperto si infilarono alcuni dei negozi più famosi della città come Ortelli e Dell’Avanzo. Chi passava ammirava le vetrine illuminate e camminava sopra una pavimentazione liscia, sentendosi come in una grande città.

      All’entrata, su piazza Campello, c’era un negozio dove si vendevano giocattoli, articoli musicali e dischi. Mi pare si chiamasse “La Piccola Città”. Qui, negli anni ’60, facevo il mio pellegrinaggio mensile per acquistare il 45 giri di turno. Ci andavo da solo o con uno dei miei fratelli, perché l’acquisto era quasi sempre collettivo, basato su poveri risparmi. Quindi dovevamo mettere d’accordo i nostri gusti: mia sorella era tutta per Bobby Solo e Little Tony; io e mio fratello eravamo attirati dai complessi beat, sia italiani che stranieri (ma il vero esterofilo ero io). 

     La prima volta ci andai da solo per acquistare la versione italiana (cover) di Lady Jane eseguita dal gruppo milanese dei New Dada. La signorina in camice blu mise il disco sullo stereo applicato al banco. Le prime note della canzone risuonarono con una nitidezza che mi lasciò incantato. Poi, quando tornai a casa e misi il disco sul mio Radiomarelli Mono, provai una cocente delusione. La canzone rimaneva la stessa, ma quella magia, cioè l’effetto stereofonico, era precluso al mio piccolo mondo domestico. 

     Oggi quel luogo è rimasto immutato ma ha perso, ovviamente, il suo fascino iniziale. I sondriesi sono diventati viaggiatori, assatanati del moto a luogo, e quindi non si lasciano più impressionare dai piccoli luccichii nostrani. 

Questo racconto è scritto da Giuseppe Novellino e fa parte della rubrica "Bozzetti sondriesi".

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