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Redazione

Bozzetti sondriesi. Il cinema Odeon

È una costruzione decisamente brutta (quando mai i cinema sono architettonicamente belli?), e oggi appare in tutto il suo impressionante squallore di edificio abbandonato. Squalifica quel tratto di via Caimi che unisce la via Trento alla via Mazzini. C’è inoltre da dire che la strada non viene aiutata dall’altrettanto brutto ma storico edificio del Carcere Circondariale. Il massiccio Palazzo di Giustizia, poi, dà il suo contributo piuttosto negativo con quell’anonimo spazio verde, sul cui angolo occidentale spicca un monumento moderno di indecifrabile significato.

     Il cinematografo si chiamava Odeon e apparteneva a Celestino Pedretti. Poi divenne Cinema Ciack e fu chiuso, definitivamente, circa quindici anni fa. Adesso è lì, in brutta mostra, e rischia di cadere a pezzi. Ogni tanto si staccano calcinacci e la gente deve stare attenta quando cammina sul marciapiede che lo fiancheggia.

     Ma un tempo, l’Odeon era un luogo importante per l’intrattenimento serale dei sondriesi. Durante la settimana vi si proiettavano film di seconda e anche terza visione. All’inizio degli anni ’70, quando ero studente universitario, non mi perdevo mai i film horror o di fantascienza (alcuni splendidi b-movie) che venivano proposti dal lunedì al mercoledì. Erano pellicole vecchie anche di dieci anni, ancora in circolazione. Ma si sa: era un’epoca in cui la televisione andava ancora a regime ridotto e non esisteva l’offerta di home-video attuale. Così, insieme al mio amico Fabrizio, all’Odeon ebbi modo di godermi film come “La maschera del demonio”, “Il pozzo e il pendolo”, “I tre volti della paura”, “Il pianeta proibito”, “Terrore su Venere”. 

     Dal giovedì alla domenica, all’Odeon veniva programmato un film di prima visione. Di solito, però, si trattava di un’opera di minore richiamo, oppure di una pellicola che non era ancora stata declassata alla seconda visione, ma era lì lì per esserlo. I film più importanti li dava il Cinema Teatro Pedretti, in piazza Garibaldi.

     Quando andavo all’oratorio, ed ero un ragazzetto delle medie, dovevo accontentarmi del cinema proposto dai salesiani, ma bastò per farmi diventare un appassionato cinefilo. A quell’epoca invidiavo il solito ragazzo più grandicello che mi guardava con disprezzo e diceva: 

     – All’oratorio hanno proiettato “Marcellino pane e vino”. Io, invece, sono andato a vedere “Maciste all’inferno”.

     Il mento mi cadeva a terra. – Dove? 

     – All’Odeon – dichiarava l’altro, riempiendosi la bocca di quel suono.

     E per tanti anni, l’Odeon fu per me circondato da un alone di proibito. Come le strisce di Tex Willer o i racconti di Diabolik che all’oratorio non potevano entrare.

     Quando divenne Cinema Ciack, quella sala perse, per me, tutto il suo fascino.

     O forse ero io semplicemente cresciuto.

Questo racconto è scritto da Giuseppe Novellino e fa parte della rubrica "Bozzetti sondriesi".

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