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Bozzetti sondriesi. I carabinieri e il semaforo

Là dove finisce la via Stelvio e comincia la via Piazzi, si ha pure l’incontro di altre due vie cittadine: la Fiume e la IV Novembre. Quindi si tratta di un incrocio perfetto, anche dal punto di vista toponomastico. E dove, meglio che in un simile crocicchio, poteva sorgere il comando carabinieri di Sondrio, la cosiddetta Arma che per tradizione veglia sulla tranquillità dei cittadini?

     La caserma è dedicata al colonnello Edoardo Alessi, partigiano, caduto il 26 aprile 1945. Forma l’angolo tra la via Fiume e la via Stelvio. Incombe come un monumento veramente intimidatorio. 

     I sondriesi più vecchi di me ricorderanno che proprio di fronte, sull’angolo corrispondente dove ora c’è un moderno condominio circondato da alberi, si ergeva un’antica villa. In essa, durante i tragici ultimi due anni del conflitto mondiale, i militi della Repubblica di Salò segregavano le persone per gli interrogatori. E, chissà, dovrà essere stata praticata anche la tortura. Quindi, il crocicchio, in quei tempi, si doveva attraversare di fretta, senza troppo guardarsi in giro.

     Ora c’è un semaforo ed è comunque un luogo molto frequentato e trafficato. Da lì si sale verso la provinciale panoramica di Montagna e Poggiridenti; da lì comincia il vero centro cittadino, dove la via Stelvio lascia il passo alla via Piazzi che corre in falsopiano verso la Torre Ligariana. È un incrocio che i sondriesi percorrono (a piedi, in bici o in auto) migliaia di volte all’anno, anche perché rappresenta un passaggio quasi obbligato per l’ospedale. 

     Quando ero bambino, passavo di lì per andare all’oratorio di San Rocco. E avevo un po’ quell’impressione di luogo di “frontiera”, dove termina qualcosa e inizia qualcos’altro. Il tutto sotto l’occhio vigile dei carabinieri. Sì, avevo l’impressione che su quei marciapiedi non si potesse scherzare più di tanto, ci si dovesse comportare correttamente… e si dovesse attraversare la strada con particolare attenzione e disciplina. 

     Poi, quando misero il semaforo e vidi un carabiniere attraversare con l’”omino rosso”, la soggezione andò in frantumi e cambiai subito idea.

Questo racconto è scritto da Giuseppe Novellino e fa parte della rubrica "Bozzetti sondriesi".

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