menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Tumore alla prostata, all'ospedale di Sondrio un nuovo strumento di diagnosi all'avanguardia

Maggiore accuratezza nella diagnosi e minori disagi per il paziente che viene dimesso dopo poche ore con la "fusion biopsy"

L'Ospedale di Sondrio all'avanguardia nel trattamento dei tumori della prostata grazie agli alti standard garantiti dall'Unità operativa complessa Urologia, diretta dal dottor Pierluigi Giumelli, che da pochi giorni si è dotata di una nuova tecnologia che garantisce maggiore accuratezza nella diagnosi e minori disagi per i pazienti. La nuova metodica diagnostica denominata "Fusion biopsy", ovvero la biopsia prostatica con tecnica "Fusion", che completa la recente introduzione della risonanza magnetica nucleare multiparametrica presso la Radiologia, fornisce immagini in 3D della prostata individuando sede e volumi di eventuali lesioni sospette.

Questa tecnologia innovativa si basa sull'utilizzo di un ecografo 3D in grado di elaborare le immagini di una risonanza magnetica multiparametrica che vengono sovrapposte a quelle ecografie rilevate in tempo reale: sullo schermo dell'operatore compare una mappa tridimensionale della prostata con evidenziate le aree sospette. Il software permette a questo punto di guidare verso la zona interessata durante l'esecuzione della biopsia. Ogni prelievo bioptico viene memorizzato offrendo all'operatore la possibilità di verificare che tutte le zone bersaglio siano state raggiunte dai prelievi. Alla maggiore accuratezza della diagnosi si unisce la tollerabilità della procedura per il paziente che, dopo l'anestesia locale transrettale, viene dimesso entro due o tre ore. Si aggiungono altri vantaggi: maggiore sensibilità nella diagnosi del tumore prostatico; ridotta necessità di eseguire biopsie ripetute nel tempo; individuazione di tumori originati in aree non coinvolte nello schema standard della biopsia prostatica; accurata definizione dello stadio della neoplasia, che consente di distinguere malattie a basso o ad alto rischio.

Ne deriva un più affidabile inquadramento diagnostico del paziente per una precisa definizione della successiva terapia, che si tratti di semplice sorveglianza clinica oppure di un trattamento radicale chirurgico o radioterapico.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

SondrioToday è in caricamento