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Sondalo, la stele di Migiondo recuperata e trasportata nel Museo dei Sanatori

La stele di Migiondo è un monolite inciso di eccezionale valore risalente a 5000 anni fa

Nella mattinata di oggi, martedì 27 ottobre, tecnici incaricati dal Comune di Sondalo hanno recuperato la Stele di Migiondo, eccezionale reperto risalente a 5000 anni fa, per trasportarla al Museo dei Sanatori di Sondalo, dove è stata collocata in attesa di essere sottoposta ai primi interventi di restauro da parte della Soprintendenza. La stele di Migiondo è un monolite inciso di eccezionale valore, che risale all’Età del Rame. È stata riportata alla luce due anni fa nel corso dello smantellamento di un tratto del muro di contenimento, lungo la strada comunale che collega Migiondo a Sondalo, per realizzare l’accesso a un'abitazione privata. Soltanto in un secondo momento erano state riconosciute le incisioni, quando era già stato impiegato nella realizzazione del nuovo muretto di contenimento dove è rimasto fino a questa mattina. Il recupero di questo importante reperto, finalmente identificato come tale, consentirà di tutelarlo e soprattutto di esporlo al pubblico. La sinergia e la positiva collaborazione instaurata tra i diversi enti coinvolti hanno consentito di pianificare le accurate operazioni di recupero e di ricollocazione della stele nella suggestiva sede dei Musei dei Sanatori di Sondalo.

La stele è realizzata da un blocco di gneiss, di color grigio-giallastro, lavorato fino ad assumere la forma di un parallelepipedo: misura 163 x 86 cm, dimensioni che ne fanno il più grande monolite inciso integro rinvenuto finora in Valtellina, per un peso di 1640 chilogrammi. Alla sommità del manufatto, nella parte centrale, è inciso un cerchio, forse a suggerire un volto, mentre lungo entrambi i fianchi sono raffigurate due coppie di asce. Nella porzione inferiore, è presente un pugnale nel fodero, al di sotto del quale è rappresentato un motivo composto da quattro festoni, il cinturone. Questi simboli ricorrono nel repertorio figurativo che caratterizza le stele e i massi incisi di Valcamonica e Valtellina, alcuni dei quali esposti nell’Antiqurium Tellinum di Palazzo Besta, a Teglio.

Nei prossimi giorni il reperto verrà esaminato anche dai tecnici restauratori della Soprintendenza che ne valuteranno lo stato di conservazione e che eseguiranno i primi interventi di restauro. Il passo successivo vedrà la progettazione e l’organizzazione di una mostra interamente dedicata alla stele. L’intento, comune a tutti gli Enti coinvolti, è quello di rendere fruibile al pubblico questo straordinario reperto, che potrà essere ammirato all’interno dei suggestivi spazi del Museo dei Sanatori già a partire dalla prossima primavera.

 «Siamo orgogliosi - ha dichiarato Tommaso Saporito, Direttore generale ASST Valtellina e Alto Lario - di poter ospitare all'interno del Museo dei Sanatori un importante reperto storico che, ci auguriamo, non appena sarà possibile, una volta restaurato ed esposto, potrà essere visto da molte persone. Ringrazio la Soprintendenza, il Comune di Sondalo e la professoressa Luisa Bonesio, direttrice del museo, per questa meritoria iniziativa alla quale abbiamo aderito con convinzione».

«Siamo soddisfatti -  ha commentato - Francesco Cossi, Vice sindaco di Sondalo per la sinergia instauratasi tra gli enti coinvolti: la Soprintendenza ha raccolto l’invito dell’Amministrazione comunale affinché la stele di Migiondo potesse essere esposta, in via preliminare, proprio in territorio sondalino e l’ASST ed il Museo dei Sanatori hanno raccolto di buon grado la sfida accettando di ospitare la stele proprio in un luogo simbolo per la comunità di Sondalo. In attesa di vederla opportunamente restaurata ed esposta, ringraziando anche la ditta Durante Costruzioni per la professionalità dimostrata nelle operazioni di prelievo e trasporto, ci auguriamo che la stele di Migiondo possa diventare un simbolo della cultura alpina della nostra comunità e fungere da volano per una rinnovata scoperta della storia del nostro territorio e delle nostre tradizioni».

«Oltre all’indiscutibile valore del manufatto - conclude Stefano Rossi, funzionario archeologo della Soprintendenza - questo rinvenimento è d’importanza fondamentale perché evidenzia chiaramente l’enorme potenziale archeologico di questa parte del territorio valtellinese e ci ricorda che i moltissimi chilometri di terrazzamenti della Valle nascondono ancora importantissime testimonianze del passato».

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