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Sondrio, monta la protesta dei venditori ambulanti: «Vogliamo lavorare»

Il presidente dell’Associazione Venditori Ambulanti Fiva della provincia di Sondrio, attiva all’interno dell’Unione del Commercio e del Turismo Scimè: «Riaprire i mercati si può e si deve. Vogliamo lavorare e abbiamo dimostrato di poterlo fare in tutta sicurezza!»

‘Riaprire mercati e fiere si può, riaprire mercati e fiere si deve’. Monta la protesta della categoria degli Ambulanti e anche gli operatori della provincia di Sondrio solidarizzano con lo stato di agitazione proclamato in tutta la Lombardia da Fiva Confcommercio, che culminerà nella manifestazione di domani 9 aprile a Milano. Proprio questo tema è stato al centro dell’attenzione del direttivo dell’Associazione Venditori Ambulanti Fiva della provincia di Sondrio, attiva all’interno dell’Unione del Commercio e del Turismo e presieduta da Stefano Scimè, che ha avuto luogo nel primo pomeriggio di oggi con collegamento a distanza. Partecipato il dibattito che ne è scaturito tra i consiglieri, che all’unisono hanno sottolineato la tremenda drammaticità dell’attuale situazione economica e come la categoria degli ambulanti, nella fattispecie i non alimentari, sia tra le più colpite dalle restrizioni della pandemia e tra quelle che, insieme a tutte le partite Iva, purtroppo patiscono l’impossibilità di lavorare, cui si unisce l’assenza di ristori tempestivi e adeguati, rispetto ai quali però gli operatori sono totalmente disillusi. Fatturati precipitati, calati della metà o addirittura del 90%, e famiglie da mantenere, mentre non si lavora ormai da molto, troppo tempo.

«Siamo esasperati e a distanza di un anno dall’inizio della crisi sanitaria noi ambulanti non possiamo più sopportare chiusure immotivate e restrizioni incomprensibili. Vogliamo lavorare – sottolinea il presidente Stefano Scimè - e abbiamo già dimostrato di poterlo fare in tutta sicurezza. Non servono ristori, serve il lavoro. Riaprire pienamente i mercati e le fiere si può e si deve».

Gli operatori hanno ripetutamente sottolineato la necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla terribile situazione delle partite Iva. Chiedono altresì che il Governo si decida una volta per tutte ad ascoltarli. E non vogliono sperare soltanto che si passi dalla zona rossa a quella arancione, ma piuttosto che finalmente ci si metta nei loro panni e che si comprenda che «il commercio su aree pubbliche, praticato all’aperto, può avere luogo in tutta sicurezza – sottolinea Scimè - adottando gli adeguati protocolli anti-Covid che noi ambulanti ci impegniamo con forza e responsabilità a rispettare. Abbiamo già dimostrato di poterlo fare e non vediamo perché i mercati all’aria aperta non possono lavorare, mentre le grandi strutture commerciali, dove al chiuso si concentrano contemporaneamente diverse centinaia di persone, possono restare aperte. Nei mercati è possibile creare il distanziamento con le entrate contingentate, oltretutto in una realtà come la Valtellina e la Valchiavenna i flussi di persone sono davvero limitati e possono, come detto, essere efficacemente diluiti con il distanziamento. L’unica nostra possibilità di sopravvivere – conclude il presidente dell’Associazione Venditori Ambulanti – è quella di poter lavorare!».

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