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La situazione nei vigneti

Siccità, l'uva di Valtellina è in grave difficoltà

Il caldo non dà tregua e le coltivazioni sono in grande sofferenza

Il clima caldo e asciutto di queste settimane sta creando molti problemi ai vigneti di Valtellina e Valchiavenna: lo sottolinea un bollettino della Fondazione Fojanini che evidenzia le difficili condizioni a cui sono sottoposte le coltivazioni e gli inevitabili danni che stanno subendo.

"Le condizioni dei vigneti attualmente sono rese molto problematiche dal persistere del caldo e asciutto di questo periodo. La situazione, che presentava già condizioni pregresse di scarsità di precipitazioni nei mesi scorsi, e temperature di aprile e maggio al di sopra della media (19 °C a maggio contro una media storica di 16 °C, 23 °C a giugno contro i 20 °C), è venuta aggravandosi dopo le ultime precipitazioni del 4-5 luglio (poco più di 20 mm in zona Sondrio, valori più consistenti in bassa valle). - si legge nel bollettino - Nei giorni successivi si è avuto un incremento delle temperature, che si stanno mantenendo molto elevate, senza dare segnali di calo. Le temperature massime, salvo qualche giornata isolata, sono sopra i 30 °C ormai dal 10 giugno e negli ultimi giorni hanno raggiunto picchi di 36-37 °C (38.2 °C il 15 luglio). In queste ultime giornate le temperature scendono di poco anche di notte, determinando così una scarsa escursione termica".

Niente pioggia e troppo vento

"Nel complesso le medie sono superiori a quelle delle corrispondenti giornate del 2021, di almeno 3.5-4 °C. Per quanto riguarda le precipitazioni, al momento a Sondrio la sommatoria da inizio anno è di circa 250 mm (valori superiori si sono registrati in bassa valle), che è circa la metà della pioggia che mediamente si misura nei primi 6 mesi dell’anno (considerando una precipitazione annua per Sondrio nelle annate “normali”, compresa tra 900 e 1000 mm). - proseguono i tecnici della Fondazione Fojanini - Il tutto è aggravato da una elevata ventosità, soprattutto sui dossi e nelle zone esposte, che oltre a trasportare masse di aria calda, aggrava ancor più l’evaporazione. I primi sintomi di sofferenza, di cui da qualche giorno si avevano le prime avvisaglie, soprattutto per l’ingiallimento della vegetazione naturale sulle rocce (robinie, castagni ecc.) si sono via via accentuati negli ultimi 4-5 giorni, e di giorno in giorno si osserva un aggravarsi della situazione, soprattutto nei terrazzi più esposti e ventosi, e tendenzialmente nelle fasce basse (es. Sassella), dove è sempre più frequente osservare viti ingiallite, caduta di foglie nella porzione basale, e grappoli che tendono ad avvizzire o comunque a ridursi di dimensioni. Il fenomeno è inoltre più evidente negli impianti che risultano più magri a livello di dotazione dei terreni, dove le piante sono già probabilmente meno dotate di risorse (mancanza di corrette concimazioni). La gestione del terreno con inerbimenti anche sul sottofila, pur positiva per diversi aspetti, se effettuata senza opportune lavorazioni determina una maggiore competizione idrica accentuando ancor più i fenomeni di stress".

Per l’inizio-metà della prossima settimana sono comunque previste precipitazioni; pur non potendo prevederne l’entità, sarebbero sicuramente di importanza vitale specie con un apporto di almeno 20-30 mm.

Le malattie

Le condizioni meteo estreme di queste settimane hanno, almeno, un effetto positivo, visto che hanno praticamente annullato i rischi di alcune malattie della vite: "La situazione fitosanitaria è positiva; in quest’ultimo periodo il rischio di infezioni peronosporiche è nullo, e anche per quanto riguarda l’oidio, a meno di situazioni particolari in cui le infezioni non erano ben controllate, non si osservano attacchi consistenti. - evidenziano dalla Fondazione Fojanini - L’andamento meteo è tuttavia favorevole all’oidio, pertanto si raccomanda la dovuta attenzione. In queste condizioni si possono allungare le tempistiche di intervento e arrivare tranquillamente a 18-20 giorni, sempre con un occhio di riguardo alle singole condizioni e soprattutto alla elevata predisposizione all’oidio".

I controlli

I controlli effettuati in questi giorni sulla presenza dello Scaphoideus titanus, vettore della Flavescenza dorata, tra Sassella e Inferno, areali sottoposti a confusione per la tignoletta, hanno evidenziato una presenza numerica dell’insetto molto limitata. In questi areali sotto denominazione, molto esposti, intensamente vitati, e con scarsa presenza di incolti, l’insetto non trova le condizioni migliori, e anche i trattamenti vengono eseguiti in modo mediamente attento.

Una situazione peggiore a livello di catture si evidenzia invece in alcuni areali dove la viticoltura è più marginale, in aree promiscue a vigneto ed altre colture (es.frutteti), o meno esposte e più umide, in cui si sono osservate catture molto elevate dell’insetto vettore. Questo è più evidente laddove ci sono anche vigneti incolti, presenza di ricacci di vite americana da muracche, che determinano una reinfestazione dei vigneti dalle aree marginali con presenza di vegetazione fuori controllo che può albergare l’insetto vettore.

Importanti sono i trattamenti insetticidi che devono essere eseguiti da tutti. Analogo discorso si può fare per la presenza di piante sintomatiche. La raccomandazione è quella di tenere alta l’attenzione sui sintomi di Flavescenza dorata/Legno nero in vigneto. I sopralluoghi evidenziano in diverse zone la presenza di piante, per lo più isolate, con sintomi inequivocabili di giallumi: foglie accartocciate verso il basso, consistenza cartacea e “croccante” al tatto, presenza di arrossamenti/ingiallimenti come nelle foto (su Nebbiolo potrebbero inizialmente passare inosservati), tralci che non lignificano, grappoli che seccano.

I proprietari/conduttori sono stati avvisati; le possibilità sono: eliminare subito le piante in oggetto (l’alternativa è che si tratti di Legno nero, ma l’esito per la pianta è sempre letale), oppure in caso di sintomi dubbi, nastrarle e lasciarle momentaneamente per valutare meglio i sintomi e segnalarle anche al Servizio Fitosanitario regionale, che potrà valutare l’opportunità di effettuare ulteriori analisi di conferma. Piante con sintomi inequivocabili vanno però estirpate senza indugio. Anche per quanto riguarda la presenza di sintomi, le situazioni più preoccupanti si osservano in areali dove la viticoltura è marginale, dove ci sono incolti, evidenziando una diretta connessione tra presenza di aree incolte, vigneti abbandonati, che vanno estirpati, presenza di insetto vettore, reinfestazioni dall’esterno e aumento del rischio di Flavescenza dorata. 

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