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Piste sci chiuse, per la Regione si può fare scialpinismo ma il Prefetto attende chiarimenti dal Governo

Per il dirigente di Regione Lombardia Simone Rasetti è concesso fare scialpinismo, bobbare e ciaspolare nonostante la chiusura degli impianti. Non è convinto Pasquariello: «C'è una significativa differenza tra “pista da sci” ed “area innevata”»

Si possono frequentare le piste da sci della provincia di Sondrio per praticare scialpinismo o escursionismo con le ciaspole o bob? A differenza da quanto sostenuto in questi giorni dal prefetto Salvatore Pasquariello, secondo Regione Lombardia si può. Ad annunciarlo è una nota a firma Simone Rasetti, direttore di funzione specialistica dell’area “Programmazione e relazioni esterne, sport e grandi eventi sportivi”, in risposta alle richieste di chiarimenti ricevuta dallo stesso Pasquariello: «Non si ritiene fondata l’ipotesi di interpretare in maniera estensiva l’espressione “impianti nei comprensori sciistici”, contenuta nel decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri, fino ad includere anche le piste da sci».

«In relazione al notevole afflusso di sciatori sulle piste da sci e con le condizioni attuali del manto nevoso, risulterebbe auspicabile permettere la pratica dello sci alpinismo, delle ciaspolate, della discesa con la slitta all’interno delle piste individuate e riconosciute dalle Comunità Montane, ma attualmente non servite da impianti, piuttosto che in aree inevitabilmente molto più pericolose, che potrebbero nascondere insidie o pericoli» ha aggiunto Rasetti.

La posizione di Pasquariello

Una posizione, quella del dirigente lombardo, che dà nuovamente accesso alle località sciistiche, nonostante la chiusura degli impianti di risalita per contenere la diffusione del covid-19, ai numerosissimi appassionati della montagna, che non convince a pieno il prefetto delle provincia di Sondrio. Pasquariello ha voluto infatti sottolineare, attraverso una nota, come vi siano «significative differenze tra “pista da sci” ed “area innevata”, in quanto la prima è un'area in concessione – con neve battuta – gestita da un privato o da una società che ne è responsabile ai fini della vigilanza e della sicurezza ed è sottoposta a collaudi prima dell’apertura al pubblico. Le piste, ancora, sono soggette a particolari norme di comportamento e possono essere utilizzate solo se aperte, in quanto per la loro conformazione si prestano ad essere percorse a velocità sostenuta».

«Le “aree innevate”, invece, sono frequentate da amatori della montagna che sono obbligati, in base alla legge regionale della Lombardia 1 ottobre 2014, n. 26 “Norme per la promozione e lo sviluppo delle attività motorie e sportive, dell’impiantistica sportiva e per l’esercizio delle professioni sportive inerenti alla montagna”, a portare al seguito i dispositivi di autosoccorso (pala, ARVA e sondino). In considerazione del fatto che gli impianti di risalita sono chiusi, non è possibile garantire la conformità delle piste da sci rispetto all’omologazione e non sono operativi i dispositivi di vigilanza, assistenza e soccorso» ha aggiunto il rappresentante governativo.

Sciatori con il taxi, la "goccia che ha fatto traboccare il vaso"

Osservazioni puntuali che il prefetto sondriese ha inviato, insieme all'interpretazione data dal dirigente di Regione Lombardia, al Governo, con l'intento di mettere in evidenza le criticità della situazione «qualora l'interpretazione della norma dovesse consentire l'utilizzo amatoriale delle piste da sci, ancorché chiuse». Tre sostanzialmente le sottolineature di Pasquariello:

1.    Profili di responsabilità in caso di incidenti. 

Le piste vengono equipaggiate con artefatti i quali però, considerato il mancato avvio della stagione sciistica, non sono stati definitivamente predisposti e non vengono vigilati; pertanto chiunque potrebbe rimuovere ad esempio una rete di protezione determinando un serio pericolo per l'incolumità di sciatori che dovessero sopraggiungere. Sebbene l'area sia da considerarsi ancora in concessione, da un lato appare illogico imputare una qualsiasi responsabilità al gestore, dall’altro appare indefinito e giuridicamente non sostenibile attribuire la responsabilità al singolo utente.

2.    Una pista chiusa non è più sicura di un’area innevata.

La considerazione che una pista chiusa sia un'area più sicura rispetto ad un'area innevata dove svolgere sport amatoriale appare generica perché non tiene conto del fatto che una pista da sci è battuta e si presta a velocità considerevoli. Per evitare incidenti e garantire la sicurezza collettiva, in costanza di stagione sciistica, vigono precise norme di comportamento, fatte rispettare attraverso vigilanza preventiva e sanzioni repressive e vengono predisposti dai gestori dispositivi di sicurezza come ad esempio le reti di contenimento. 

L’assenza di vigilanza di fatto determina situazioni di pericolo poiché le piste non sono messe in sicurezza e sarebbero frequentate indistintamente e contestualmente da sciatori, sci alpinisti, motoslitte, slittini, etc., fruitori con esigenze e capacità profondamente diverse.

3.    Equiparazione delle piste da sci ad aree innevate.

Se la pista da sci è da considerarsi area innevata, allora ogni fruitore è soggetto alla predetta legge regionale n. 26/2014 e pertanto obbligato a portare al seguito i dispositivi di autosoccorso.

Il prefetto ha, pertanto, rinnovato la richiesta al Governo di ricevere con urgenza utili indicazioni rispetto alla spinosa questione, al fine di consentirgli di assolvere correttamente le funzioni di esecuzione e monitoraggio che gli spettano. «A tal riguardo ha chiesto di precisare – in occasione della trattazione del tema dell’apertura e/o del rinvio dell’apertura “degli impianti nei comprensori sciistici” all’interno del D.P.C.M. che sarà emanato alla scadenza del vigente D.P.C.M. 14 gennaio 2021 – se il termine “impianti” si riferisca agli “impianti di risalita” o a “impianti di risalita e piste da sci”»

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