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Lunedì, 27 Maggio 2024
A caccia di reperti / Valfurva

Riprendono le ricerche archeologiche nell'alta valle del Gavia

L'obiettivo è quello di riportare alla luce i bivacchi dei primi cacciatori mesolitici che frequentarono i passi alpini 10.000 anni fa

La settimana scorsa sono iniziati gli scavi archeologici alla Malga di Valle dell’Alpe con l’obiettivo di individuare e portare alla luce le tracce lasciate dai più antichi cacciatori che frequentarono l’area della Val di Gavia tra 10.000 e 8.000 anni fa, alla fine dell’ultima età glaciale. La presenza di strumenti in selce nell’area del Gavia fu segnalata per la prima volta alla fine degli anni Settanta, da ricercatori del Museo Tridentino di Storia Naturale, coordinati da Bernardo Bagolini, e confermata dagli scavi condotti dal Consiglio Superiore delle Ricerche e dall’Università degli Studi di Milano nel 1992. Più recentemente Giuseppe Cola, instancabile frequentatore delle alte quote, ha segnalato in più occasioni il rinvenimento di altri manufatti. Proprio queste nuove segnalazioni hanno spinto la Soprintendenza a incaricare la ditta specializzata SAP Ricerche archeologiche di effettuare le ricerche che si stanno svolgendo in questi giorni a Malga dell’Alpe.

Questo è solo il primo passo di un articolato progetto di ricerca e valorizzazione del patrimonio archeologico della Valle di Gavia, promosso congiuntamente dalla Soprintendenza, dal Parco Nazionale dello Stelvio e dal Comune di Valfurva, che si pone anche l’obiettivo ambizioso di proporre nuovi modelli di fruizione e valorizzazione delle aree di alta montagna. Questi luoghi conservano, infatti, le testimonianze antichissime di ripetuti contatti avvenuti tra i diversi versanti delle Alpi. Per esempio, i piccoli strumenti in pietra, punte di freccia e lame di piccoli coltelli, abbandonati dai cacciatori mesolitici e rinvenuti sul Gavia sono prevalentemente realizzati in selce, materiale che non esiste nei dintorni e che fu prelevato piuttosto lontano, nelle Prealpi lombarde e nelle Valle dell’Adige.

Queste ricerche sono particolarmente importanti perché consentono anche di raccogliere informazioni sui cambiamenti climatici, che si sono succeduti in queste aree dalla fine dell’ultima glaciazione, circa 12.000 anni fa. Le ricerche proseguiranno fino alla metà di agosto e si auspica che a partire dall’anno prossimo si possano ripetere con cadenza annuale, ampliando la collaborazione anche a istituti universitari ed enti di ricerca.

"I piccoli strumenti in selce rinvenuti al Gavia, che forse possono sembrare poco significativi, sono in realtà preziosissimi per ricostruire l’epopea dei primi uomini che frequentarono le alte quote e i passi alpini dopo il ritiro dei ghiacciai, alla fine dell’ultima età glaciale. Queste punte di freccia ci raccontano, infatti, del lunghissimo rapporto dell’Uomo con la Montagna, che risale almeno a 10.000 anni fa e che nel corso del tempo ha contribuito a costruire il paesaggio di oggi - ha sottolineato Stefano Rossi, funzionario archeologo della Soprintendenza -. Sono convinto che il progetto di ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico del comprensorio della valle del Gavia e della Valle dell’Alpe possa riservare sorprese e possa contribuire a promuovere una frequentazione più consapevole dei territori di alta montagna".

"Gli scavi archeologici promossi e sostenuti dalla Soprintendenza presso il sito mesolitico di Malga dell’Alpe rappresentano un’opera importante di documentazione della presenza antichissima dell’uomo sulle Alpi. Il Parco Nazionale dello Stelvio custodisce, protegge e valorizza questo importante patrimonio. Il Parco ha garantito supporto logistico e operativo alle attività di scavo archeologico in corso alla Malga dell’Alpe all’interno di un progetto più ampio di ricerca interdisciplinare e valorizzazione alle importanti attestazioni storiche presenti - ha fatto eco Franco Claretti, direttore del Parco Nazionale dello Stelvio -. Vorrei da ultimo evidenziare la positiva e fruttuosa collaborazione in corso tra Parco Nazionale dello Stelvio, Soprintendenza e Comune di Valfurva nella consapevolezza dell’elevato valore storico-culturale di quest’area d’alta quota".

"Il Comune di Valfurva partecipa con molto interesse al progetto di ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico della Valle del Gavia - ha invece concluso Luca Ferdinando Bellotti, Sindaco di Valfurva -. Gli scavi archeologici alla Malga dell’Alpe evidenziano la presenza dell’uomo, nel periodo mesolitico, in un territorio di grande valore paesaggistico, ambientale e culturale.  La ricerca archeologica è valorizzata dalla particolarità del luogo. I ritrovamenti conducono ad un’identità antica del territorio che si riconosce anche nei cambiamenti ambientali, climatici e sociali in atto. Una ricomposizione tra la storia testimoniata dagli antichi cacciatori, attenti al presidio del luogo, e quella attuale, può essere stimolo per una maggior comprensione e valorizzazione del divenire di una comunità alpina.  Lo scenario che si va costruendo nel territorio di Valfurva dà valore all’offerta culturale e turistica che la nostra terra può dare a coloro che la sceglieranno come destinazione del proprio tempo libero e delle proprie vacanze".

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