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Sanità: "Un conto sono i proclami, un altro la realtà"

Secondo Michela Turcatti ed Ettore Armanasco (Cgil Sondrio) la situazione in provincia di Sondrio è ben diversa da quella raccontata dall'assessore regionale al welfare Letizia Moratti nel corso della sua recente visita in Valtellina

La recente visita dell’assessore Moratti, venuta in provincia di Sondrio per l’inaugurazione dell’Ospedale di Comunità di Morbegno e delle Case della Comunità di Morbegno, di Bormio e di Livigno, è stata l’ennesima occasione per enunciare un elenco di interventi, di cifre e di investimenti che Regione Lombardia starebbe mettendo in atto per rilanciare i servizi sanitari sul territorio e la rete ospedaliera della nostra provincia.

Proclami vs realtà

Promesse e numeri che, però, non convincono affatto i rappresentanti della Cgil di Sondrio: “Peccato che i proclami dell’assessore siano ben diversi dalla realtà che cittadini e operatori sanitari stanno vivendo. - denunciano infatti Michela Turcatti ed Ettore Armanasco, rispettivamente della Segreteria della Cgil e Spi di Sondrio - Quello che maggiormente preoccupa non sono solamente i soliti richiami sulla presunta eccellenza della nostra sanità e la presentazione di nuove strutture che in realtà sono al momento le stesse di prima alle quali si è cambiata la denominazione, ma le prospettive future”.

Carenza di personale

Nel corso della sua visita Letizia Moratti ha affrontato anche il problema della mancanza di personale, e in particolare di quello medico e infermieristico, affermando che la Regione ha presentato una serie di proposte che in breve porterebbero alla risoluzione di questo problema. “Ci piacerebbe sapere da dove Regione Lombardia immagina possa giungere, a breve, il personale infermieristico che dovrebbe costituire l’ossatura degli Ospedali di Comunità, visti i numeri di quanti raggiungeranno i requisiti pensionistici nel prossimo quinquennio e di quanti residenti si laureano presso l’unica struttura universitaria presente, quella di Faedo. - proseguono i sindacalisti dalla sede di via Torelli - E ancora, ci piacerebbe sapere come potranno funzionare le Case della Comunità senza la presenza del tassello fondamentale dei medici di base, che già vivono una situazione pesantissima e non sono disponibili ad aumentare il numero di ore prestate come richiesto dalla Moratti”.

Il Morelli

Entrando nel merito di una realtà provinciale di cui si sente parlare pressoché quotidianamente, inoltre, puntualizzano sempre la Turcatti e Armanasco, “Ci piacerebbe inoltre sapere come si pensa di rilanciare l’ospedale Morelli realizzando nel futuro 20 posti letto di Rianimazione, quando non si è nemmeno in grado di riaprire, se non sulla carta, diversi reparti che funzionavano prima della pandemia”.

Sono molti gli interrogativi e le preoccupazioni: “Le esperienze passate ci insegnano che gli investimenti sono necessari se rispondono a piani e a obiettivi precisi, ma da soli non portano a nulla, anzi. Basti pensare alle nuove camere operatorie che vennero realizzate a Tirano poco prima di chiudere quell’ospedale. Oggi, più che mai, alle enunciazioni della Politica è urgente quanto necessario che le istituzioni, le forze sociali e quelle politiche locali sappiano rispondere con una visione complessiva e con proposte che superino l’attuale palude nella quale varie voci, Comitati e gruppi di sindaci si contrappongono con accuse reciproche e inconcludenti, come troppo spesso è avvenuto nel passato".

“Noi siamo convinti che non sia accettabile rassegnarci a queste prospettive che porterebbero a nuovi inevitabile peggioramenti della qualità sia dei servizi territoriali che di quelli ospedalieri, dove, quotidianamente, il perimetro pubblico arretra e il privato, invece, dilaga. Chiediamo - concludono Turcatti e Armanasco - che la Provincia riconvochi il Tavolo di lavoro sulla Sanità e che ognuno si assuma le responsabilità di trovare le soluzioni più adatte per il nostro territorio”.

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