Sanità, Sertori scrive ai valtellinesi: «Difenderò sempre il mio Morelli. Non è prevista nessuna chiusura»

L'assessore regionale alza la voce contro il dottor Pradella del Comitato a difesa della sanità di Montagna: «Dopo il tavolo tecnico ha commentato in maniera inferocita e violenta nei miei confronti, senza approfondire la reale situazione» 

Sale la tensione in provincia di Sondrio, soprattutto in Alta Valle, per la tanto discussa questione della sanità di montagna. Dopo lo svolgimento del tanto atteso tavolo tecnico tra Regione Lombardia e le due fazioni di Valtellina e Valchiavenna (i sindaci del Bormiese, accompagnati dal Comitato a difesa della sanità di Montagna, "Io sto con il Morelli", da una parte, ed i restanti 71 primi cittadini di Valtellina e Valchiavenna, in rappresentanza degli altri 4 mandamenti della provincia di Sondrio, dall'altra), lo scontro dialettico si è acceso come non mai, soprattutto sui social network.

È così che Massimo Sertori, assessore alla Montagna lombardo, valtellinese doc e ex presidente della Provincia, più volte chiamato in causa, saprattutto da chi lo ha accusato di non aver fatto nulla per evitare dal declino l'ospedale Morelli di Sondalo, ha voluto scrivere una lettera pubblica ai suoi conterranei per fare chiarezza su quanto è stato deciso e su come verrà riorganizzata la sanità locale (leggi qui).

Una lettera accorata, a tratti diretta, con cui Sertori ha voluto rimandare al mittente le accuse ricevute, mettendo in evidenza la propria posizione ed il proprio pensiero senza però mai entrare nello specifico della questione sanitaria.

Non troppo celato il riferimento al dottor Giuliano Pradella, presente al tavolo tecnico organizzato a Milano in rappresentanza del Comitato a difesa della sanità di Montagna - "Io sto con il Morelli" e dei sindaci dell'Alta Valle, reo di non aver raccontato quanto emerso dall'incontro con obiettività (leggi qui). Uno scontro a tratti personale tra due personaggi della politica valtellinese che per anni hanno collaborato tanto che Pradella, dal 2009 al 2014, è stato assessore nella giunta provinciale di Sertori.

Ecco di seguito la lettera scritta da Massimo Sertori.

Cari Valtellinesi e Valchiavennaschi,

difenderò sempre il mio Morelli. Non è prevista nessuna chiusura.

Conosco l’Ospedale Morelli fin da quando ero bambino, tanto è vero che durante le scuole medie mi recavo settimanalmente in questo presidio per assumere il vaccino contro le allergie.

Da allora, fino ad oggi, ho sempre avuto la medesima impressione, ovvero di una struttura efficiente dove oltre all’aspetto medico e professionale, viene alimentato un forte sentimento umano da tutto il personale medico ed infermieristico. 

E, pur avendo io timore di tutto ciò che è sanitario, la sensazione che si prova ad entrare nel Morelli è proprio quella di un ambiente familiare ed accogliente, al netto chiaramente delle prestazioni e dei servizi di qualità che è in grado di offrire. 

Attraverso i ruoli che ho avuto l’onore di ricoprire, ho sempre evidenziato questo aspetto, che non è solo una considerazione personale, ma è quella di tutti i cittadini della Provincia di Sondrio e non solo, che hanno avuto bisogno del presidio. 

Le straordinarie qualità del Morelli sono state inoltre confermate durante l’emergenza sanitaria da Covid-19, che lo hanno visto impegnato in prima linea e senza sosta per salvare vite, tanto da diventare l’unico presidio di riferimento per tutta la provincia di Sondrio nella lotta all’infezione epidemiologica in corso, per la quale sono stati accolti anche molti pazienti acuti giunti da altri ospedali.

Queste sono le ragioni per le quali, fintanto che avrò fiato e indipendentemente dai miei ruoli istituzionali, difenderò sempre il mio Morelli, perché sono assolutamente convinto che ci siano alcune qualità, come l’umanità e l’accoglienza, che difficilmente si possono acquisire dai libri o attraverso studi specifici.

Anche per questo motivo sono ancora più amareggiato nel leggere, soprattutto sui social network, da parte di alcuni che si ergono a “paladini del Morelli”, insulti, minacce, aggressioni verbali e così tanta cattiveria nei miei confronti e dei miei familiari.

Ciò stride completamente con la visione ed il sentimento che ho verso questo Ospedale e verso tutti coloro che ci lavorano e ci hanno lavorato negli anni.

Fatta questa premessa, mi preme dire innanzitutto che il Morelli fa parte di un sistema sanitario che comprende i presidi ospedalieri di Chiavenna, Morbegno, Sondrio e Gravedona e che Regione Lombardia ha come unico intento quello di efficientarlo. Sussistono delle reali criticità che devono essere migliorate, ma per fare questo bisogna porsi tutti, nessuno escluso, in maniera costruttiva.

Chi sostiene che il Morelli chiuderà, quindi, o mente sapendo di mentire, oppure è in buona fede e si è fatto influenzare da chi ha partecipato all’incontro tecnico che ha avuto luogo recentemente in Regione e ne ha riassunto i contenuti in uno slogan: il Morelli chiude, la colpa è di Sertori.

Faccio fatica a pensare che una persona che è così legata al Morelli, come alla sua storia e al suo futuro, si limiti a commentare in maniera inferocita e violenta nei miei confronti, senza approfondire la reale situazione. 

Nell’ambito del rilancio e dell’organizzazione del sistema sanitario della Provincia di Sondrio, anche sotto il profilo tecnico ci sono delle visioni differenti tanto è vero che, una volta presentato lo studio del Politecnico di Milano e aperta la discussione a livello territoriale, non si è riusciti a raggiungere una sintesi. In Regione Lombardia, infatti, sono stati presentati dal territorio due documenti, con due tesi differenti su alcuni punti. 

Personalmente ho sempre lavorato per favorire il dialogo, a volte magari anche in maniera ostinata e non sempre con successo. Ecco che allora si è resa necessaria una analisi tecnico-scientifica, fatta in Regione Lombardia per confrontare le due tesi, le cui risultanze hanno portato a delle valutazioni tecniche delle quali io, ancora oggi, non essendo stato presente, ho informazioni parziali.

Ciò detto, si possono avere anche visioni diverse, ma non si possono raccontare bugie così macroscopiche, ancor di più se si tratta di un settore delicato come quello sanitario. In questi giorni ne ho sentite di tutti i colori, dalla chiusura del pronto soccorso a quella dell’intero presidio. Tutto questo, ribadisco, è totalmente infondato e non è mai stato dichiarato da Regione Lombardia.

Non entro nel merito del dibattito tecnico-scientifico perchè non mi compete, ma quello che posso dire è che mi sono adoperato in tutti i modi per cercare di far dialogare le parti. 

Il mio intento è animato solo ed esclusivamente dal creare situazioni di massimo beneficio per le comunità di Valtellina e Valchiavenna su tutti i settori, compreso quello sanitario.

Mi auguro che nei prossimi giorni Regione Lombardia, con le sue Direzioni Generali, esplichi pubblicamente attraverso una “operazione verità” come stanno realmente le cose.

In conclusione spero che “i miei convalligiani”, o meglio alcuni di essi, la smettano con la propaganda del tifo da stadio e si attengano ai fatti reali.

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