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Grido d'allarme

I lupi fanno paura: gli allevatori tengono in stalla i loro animali

Succede nel territorio del Parco dello Stelvio dove, pochi giorni fa, si è verificata l'ennesima predazione

Torna a far paura il lupo e gli allevatori, dopo l'ultima predazione avvenuta nel territorio del Parco nazionale dello Stelvio pochi giorni fa, tengono nelle stalle i loro animali.

A rendere nota questa situazione, un comunicato congiunto dell'associazione nazionale per la tutela dell'ambiente e della vita rurali e del comitato Valtellina e Valchiavenna per la tutela delle persone e degli animali dal lupo.

"In Valfurva ricominciano le predazioni: una settimana fa, il 14 maggio, a Madonna dei Monti, una pecora è stata trovata morta, consumata nel giro di poche ore ma il personale del Parco dello Stelvio non ha voluto riconoscere la responsabilità del lupo. Con la difficoltà ad ottenere gli indennizzi, con la paura del lupo, con i costi in crescita (maggior consumo di fieno, meno nascite per via dello stress), con la crescente dissuasione del pascolo libero, gli allevatori ovicaprini del Parco stanno riducendo gli animali allevati. Non è però accettabile l’esproprio degli usi civici, l’abbandono dei pascoli e dei prati e il degrado della montagna. Gli allevatori chiedono soluzioni: lasciateci mantenere i capi sui terreni dove abbiamo il diritto di pascolo impedendo lo sconfinamento con idonee recinzioni - scrivono i componenti delle due associazioni -. Se non il lupo chi? È assodato che in zona vi sia lupa gravida con un figlio. Alcuni allevatori, uno in particolare, che negli ultimi 2-3 anni si è visto predare 49 capi ovini, sostiene di aver visto a più riprese anche l’orso. Perché non informare la popolazione di queste presenze? Perché negare la responsabilità del lupo quando, anche in Lombardia, da criteri estremamente rigidi si è passati a riconoscere l’evento predatorio anche in assenza della “prova del nove”?  I lupi, a differenza di pochi anni fa, sono ormai quasi ovunque, il randagismo canino è assente e privare dell’indennizzo gli allevatori per il puntiglio di difendere il lupo a ogni costo è profondamente ingiusto".

"Di fatto, tra gli allevatori, c’è un clima di sfiducia e di paura. Molti, specie i più piccoli, hanno già ridotto il numero dei capi allevato. Con la presenza del lupo le pecore e le capre devono essere tenute in stalla più a lungo, con pesanti costi in termini di provvista di fieno. Va anche detto che, dove le greggi sono stati fatte oggetto delle “attenzioni” del lupo, vi è stato anche un calo di produzione per via della minore fecondità delle fattrici, causa lo stress - proseguono i componenti delle due associazioni -. Vi sono poi le pressioni del Parco tese a scoraggiare in tutti i modi il pascolo libero per ridurre il conflitto sui grandi predatori. Ma va chiarito che il diritto di pascolo, attraverso l’uso civico, è diritto inalienabile. Il Parco non può espropriarlo. La legge forestale regionale pone dei limiti al pascolo incustodito ma non lo vieta laddove sia garantito che gli animali non sconfinino su proprietà altrui . E allora perché non si aiutano gli allevatori a installare, limitatamente ai punti di possibile sconfinamento, delle recinzioni semi-fisse?".

"Al fine di razionalizzare questa soluzione, i piccoli allevatori potrebbero, ma in parte lo fanno già, aggregarsi tra loro e garantire anche una custodia continuativa qualora il Parco e la Regione venissero incontro alle richieste già inoltrate lo scorso anno (ricoveri, accessibilità con la moto) - si chiude il comunicato -.  Tutte le soluzioni hanno un costo ma i lupi non li hanno voluti gli allevatori. Abbandonare la montagna (impedire il pascolamento porta anche alla cessazione dello sfalcio a quote più basse) ha un costo molto più alto. Le soluzioni tecniche esistono e siamo disponibili a illustrarle agli organi competenti".

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