Chi aiuta i detenuti a 'ripartire', tra formazione e lavoro

Il successo del progetto "Porte aperte", promosso dalla Cooperativa Forme grazie ai finanziamenti di Regione Lombardia e il supporto del Comune di Sondrio. Le testimonianze: il video

Mettersi alla prova, nel lavoro come nella formazione, per riscattarsi durante e dopo un periodo di detenzione. È quanto permesso negli ultimi tre anni dal progetto "Porte aperte", promosso nei territori di Sondrio e di Lecco, con il finanziamento della Regione Lombardia, dalla Cooperativa Forme. Decine di persone seguite, 24 percorsi di orientamento, 14 tirocini, sette assunzioni, attività formative e di rigenerazione: è il riassunto del percorso che vede tra i partner il Comune di Sondrio.

Le persone coinvolte sono adulti sottoposti a provvedimenti dell'autorità giudiziaria che stanno scontando una pena dentro o fuori dal carcere. Dall'analisi dei loro bisogni, lavorativo, formativo, relazionale, sono scaturite le attività promosse negli ultimi tre anni. I più importanti, sui quali si è concentrata l'attenzione in fase di progettazione, sono l'inserimento lavorativo e la riqualificazione delle competenze. I risultati ottenuti dal progetto e le prospettive future sono stati illustrati nella giornata di martedì 19 settembre, presso la sala consiliare di Sondrio da Alberto Fabani e Laura Pizzatti Sertorelli della Cooperativa Forme, alla presenza del sindaco, Marco Scaramellini, e dell'assessore ai Servizi sociali Maurizio Piasini. 

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Voglia di riscatto

Il confronto con realtà del territorio, come la Fondazione Fojanini, e con alcune aziende agricole ha consentito di sviluppare percorsi di inclusione socio-lavorativa, partendo dalla formazione per arrivare alla sperimentazione sul campo. Le storie raccontate in un video dagli stessi protagonisti sono emblematiche di chi, attraverso il lavoro, ha trovato nuovi stimoli. I percorsi personalizzati rivolti a persone detenute, in misura esterna o ex detenuti hanno previsto la presa in carico e l'accompagnamento socio-educativo per arrivare al tirocinio attraverso il coinvolgimento di imprenditori che sono stati affiancati lungo l'intero percorso.

Altri hanno svolto attività di rigenerazione del territorio grazie alla collaborazione con l'Ufficio tecnico del Comune di Sondrio che ha individuato una serie di piccoli lavori di manutenzione da svolgere in città. Le persone coinvolte hanno avuto la possibilità di riscattarsi, di riscoprirsi capaci, fornendo il loro contributo al contesto lavorativo che li ha ospitati. Le aziende hanno favorito il recupero di persone con voglia di rimettersi in gioco, potendo contare sulle agevolazioni economiche previste per l'assunzione e la formazione dei detenuti. In questo percorso, si situa il lavoro di sensibilizzazione svolto in partenariato da enti pubblici e del terzo settore, coordinato dalla Cooperativa Forme, grazie al quale si sono create le condizioni per offrire a detenuti ed ex detenuti l'occasione di sentirsi parte di una comunità, al di là dei propri errori.

La testimonianza 

Durante la presentazione del progetto ha preso la parola Silvia Scieghi, titolare dell'azienda agricola Apes Agia di Albosaggia. Un racconto sentito ed accorato il suo, a testimonianza della forte valenza sociale, oltre che personale, del progetto "Porte Aperte". "Siamo una piccola azienda agricola familiare che produce mirtilli. 'Porte Aperte' è un progetto che ci ha coinvolto moltissimo. All'inizio non è stato semplice perchè, oltre ai due ragazzi che hanno lavorato con noi, anche noi ci siamo dovuti mettere in discussione. Ci facevamo tante domande all'inizio poi, per fortuna, le cose si sono evolute naturalmente. Forse perchè stando sempre in campagna, all'aria aperta, le persone si sono sentite un pochino più vicine al sentirsi libere".

"A livello umano è stato incredibile. Abbiamo avuto due esperienze diverse: il primo anno con una persona molto empatica e aperta, è stato bello vederlo orgoglioso di poter aiutare la sua famiglia, anche da lontano, mentre il secondo anno abbiamo avuto con noi un ragazzo un po' più chiuso. I primi tempi era difficile per lui lasciarsi andare, cercare la bellezza della piccole cose, come il panorama o un caffè con la nostra famiglia. Oggi è bello vederlo con un lavoro, con la voglia di passare a trovarci. È rinato", ha concluso Silvia Scieghi.

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