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"Oggi mi stavano investendo", la difficile vita dei ciclisti a Sondrio

La testimonianza di una mamma sondriese tra pericoli continui e nuovi divieti: "Sono anni che Sondrio si è dotata di piste ciclabili, molte delle quali ancora usate come parcheggio legalizzato"

Nella città di Sondrio muoversi in bicicletta non è semplice. Nonostante le dimensioni contenute e le numerose piste ciclabili (il capoluogo è tredicesimo in Italia per percorsi protetti secondo l'annuale classifica tra province del Sole24Ore) la coesistenza con le automobili è spesso complicata e conflittuale. A testimoniarlo è la sondriese Marzia Fioroni, coinvolta suo malgrado in diversi episodi pericolosi. "Oggi mi stavano investendo. È la seconda volta in pochi mesi, e, come pochi mesi fa, un automobilista disattento non mi ha semplicemente vista e si è fermato a pochi millimetri dalla mia bici. Mi è andata bene, come è andata bene alla mia bambina pochi giorni fa, quando una persona alla guida non si è fermata - nemmeno per scusarsi - sulle strisce pedonali davanti alla scuola primaria verso cui era diretta". 

"La situazione è ormai insostenibile e paradossale: spostarsi a Sondrio in bicicletta o a piedi dovrebbe essere la cosa più banale e scontata, viste le dimensioni cittadine, ma così non è, e i rischi - soprattutto per i ciclisti - sono diventati enormi. Ho raccolto svariate testimonianze di altri ciclisti, diversi dei quali genitori, racconti uguali al mio, di cittadini allarmati, che finiscono con la triste considerazione che presto qualcuno si farà male sul serio. E i recenti incidenti che ultimamente hanno coinvolto pedoni in città sono lì a ribadire la pericolosità delle nostre strade", racconta con amarezza a SondrioToday.

La questione è seria, per questo la sondriese ha già preso contatto con il Comune, avanzando una richiesta di confronto."Sarebbe utile proseguire sul tema, sperando che si arrivi ad un tavolo di confronto in cui i cittadini possano esporre le criticità che hanno rilevato, facendo attivare il Comune. Andare in bici è del resto una scelta sostenuta anche dall’Amministrazione, ad esempio per contrastare le pessime performance a livello di qualità dell’aria, che in parte sono derivanti dalle emissioni da traffico. Sono anni che Sondrio si è dotata di piste ciclabili, molte delle quali ancora usate come parcheggio legalizzato, e spesso del tutto insufficienti a garantire la circolazione in sicurezza degli utenti".

Per Marzia Fioroni a complicare la situazione emergono pure nuovi divieti di transito con la bicicletta. Per esempio quello apparso da pochi giorni nel sottopasso di via Bonfadini, nei pressi della stazione dei treni, "unico transito protetto per l’attraversamento ferroviario e il collegamento periferia Sud-centro urbano". "Ma a questa iniziativa non ha fatto seguito nessuna ridefinizione di percorsi alternativi. Perché non pensare ad esempio di destinare ai soli ciclisti quel sottopasso, dato che esistono svariati itinerari pedonali/carrabili paralleli, ma nessuno sicuro per i ciclisti? Insomma, questa mancata attenzione per un’utenza che potrebbe – se sostenuta – cambiare il volto di una città - in picchiata per quanto riguarda la qualità della vita - non potrà risolversi da sola, ma richiede scelte oculate e forti, attività di sensibilizzazione e formazione, azioni di cui non si sente parlare da troppo tempo". 

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"Una città a misura di bambino"

Il tema è certamente culturale. "Da genitore vorrei consegnare ai miei figli una città a misura di bambino, in cui andare a scuola in bici è un gesto sicuro e apprezzato, mentre mi trovo a dover ripensare le modalità di spostamento urbano, per evitare conseguenze gravi. Che città stiamo costruendo, mi chiedo, se anche gli attraversamenti pedonali (es. via Mazzini/via Caimi e via Trento/via Caimi) sono inadeguati per tempistiche a garantire il passaggio sicuro alle utenze deboli, fra cui, oltre ai più piccoli, ci sono anche gli anziani? L’unica alternativa possibile pare quella di prendere l’auto, magari per poi parcheggiarla sul marciapiede, come ancora oggi viene tollerato all’uscita da scuola in via Cesare Battisti. Una soluzione però che agli occhi del mondo evoluto è osteggiata da oltre 30 anni, con la nascita di 'zone 30' cittadine, la scomparsa dei parcheggi, l’attivazione di Pedibus/Bicibus, il posizionamento di rastrelliere portabici e la chiusura al traffico delle aree davanti alle scuole. Peraltro con ottimi risultati sul fronte della circolazione stradale, poiché quando le cose funzionano sono molti di più coloro che scelgono di lasciare l’auto in garage".

"Sembra che Sondrio però viva ancora nel secolo scorso, quando si credeva che le macchine davanti alle porte dei negozi fossero indispensabili per la loro sopravvivenza, dove all’automobilista era concesso tutto e il ciclista urbano e il pedone erano elementi di serie B, poveri perché non ostentavano il lusso delle automobili. Una città che così facendo resta indietro, perde in vivibilità e credibilità nei confronti dei suoi giovani cittadini, soprattutto di quelli che non temono il freddo e imbracciano la propria bicicletta anche la mattina di inverno per andare a scuola, mettendo a rischio – inconsapevolmente – la propria incolumità. Mi auguro quindi che quest’Amministrazione, che del tema ciclabilità si è occupata anche per il rilancio turistico del capoluogo, si renda presto attiva su questo fronte, riportando l’attenzione sulla mobilità sostenibile e restituendo alla città vie sicure a misura di tutti e, a quel punto, perché no, anche dei nuovi visitatori" conclude la riflessione Marzia Fioroni. 

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