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Martedì, 23 Aprile 2024
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“Se il perdono ci disarma”: grande successo a Morbegno per l'incontro con Marco Tarquinio

Marco Taquinio è stato per 14 anni direttore del quotidiano Avvenire

Giovedì 22 febbraio, presso l’aula Ipogea del complesso di San Giuseppe a Morbegno, si è tenuto l'ultimo appuntamento della serie di incontri “Orme di pace” a cura del Vicariato di Morbegno, in collaborazione con l’Azione Cattolica di Morbegno, di Talamona e del Gruppo Scout 1 di Morbegno. Quasi trecento persone hanno ascoltato, partecipando con alcuni interventi al termine della serata, Marco Taquinio, per 14 anni direttore di Avvenire, il quotidiano che fa riferimento alla Conferenza Episcopale Italiana.

Tema della serata il perdono: un argomento legato in maniera indissolubile alle 184 guerre (e quindi non solo Ucraina, Gaza e Yemen, per dire quelle più conosciute) che si stanno combattendo sul nostro pianeta. A parere di Tarquinio, infatti, queste sono il risultato dell’assenza del perdono che conduce gli uomini ad una costante e continua guerra.

“Ora - ha esortato i presenti - ognuno di noi è chiamato a prendere un pezzo di responsabilità per rendere più concreta quella pace che, grazie a tre grandi uomini De Gasperi, Adenauer e Schuman abbiamo potuto sperimentare per ben 80 anni in Europa. Tutto questo fu possibile in un’Europa in cui le ferite dei bombardamenti, degli eccidi, delle violenze erano ancora vive, grazie a questi tre statisti, tre uomini nati in luoghi di confine, e soprattutto, tre cristiani che riuscirono, poco dopo la fine della guerra, a giungere ad una situazione di pace grazie al perdono reciproco".

Tarquinio con gli organizzatori

Tarquinio ha poi preso il Cantico delle creature di san Francesco, nei versi in cui recita Laudato si’ mi Signore, per quelli che perdonano per il tuo amore e sopportano infirmitate e tribolazione come punto di partenza per capire l’atteggiamento di un cristiano di fronte alla guerra: è colui che perdona, senza, si badi bene, dar ragione a chi offende, ma sopportando l’offesa e superandola grazie al perdono. Questo atteggiamento è spesso denigrato con parole come buonista e pacifista espresse da coloro che non vedono la forza morale alla base del perdono, che banalizzano questo argomento, che affrontano la vita con la logica della reciprocità, una logica che spesso dimentica che l’amore di Dio mette tutto a soqquadro perché è gratuito e vede in ogni uomo una persona a cui dare una seconda possibilità, per evitare di piegarsi alla logica di rispondere al male con il male.

Una logica che, si è ricordato in conclusione, è stata portata avanti in Polonia, negli anni Ottanta, dal movimento sindacale Solidarnosc, che riuscì a creare delle crepe all’interno degli stati comunisti che portarono alla disgregazione dell’URSS. Una logica, quella non-violenta, adottata anche da Nelson Mandela in Sudafrica che causò la sua prigionia di ben 27 anni ma che fu alla base del passaggio da un regime di apartheid ad uno libero senza troppe violenze. Questi esempi hanno ricordato a tutti che l'opzione pacifista non è solo un'opzione dolciastra di stampo cristiano, ma una concreta scelta, l'unica per poter risolvere situazioni di conflitto e senza avere ulteriori vittime innocenti perché, a partire dal secolo scorso, ogni guerra si conclude con un numero di vittime civili che è sempre superiore a quello dei soldati.

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