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Domenica, 25 Settembre 2022
la querelle / Chiavenna

Lupo in Valchiavenna, Legambiente risponde a Trussoni e Della Bitta

Il circolo valchiavennasco risponde alle critiche: "Si abbassino i toni, perché lo scontro non è utile a dare risposte efficaci. L'abbandono delle terre alte non dipende dal ritorno dei predatori"

In Valchiavenna si continua a parlare della presenza del lupo e di quanto accaduto a Era di Samolaco i primi giorni di settembre. Dopo l'intervento di Legambiente con la seguente replica di Davide Trussoni e Luca Della Bitta, rispettivamente presidente della Comunità Montana Valchiavenna e delegato per le Aree Interne, ecco la contro-risposta dell'associazione ambientalista. "Nel ringraziare gli esponenti della CM per le utili informazioni sui fondi spesi (e anche su quelli non spesi) in misure di sostegno all’agricoltura e all’allevamento di montagna, ne prendiamo atto, sicuramente disponibili a correggere il tiro della nostra comunicazione nel confronto con loro e con i loro uffici. Ma, proprio nel nome del condiviso impegno a tutelare la categoria degli allevatori montani,  invitiamo ad abbassare i toni, perché lo scontro non è utile a dare risposte efficaci, e anzi rischia di prestare il fianco ad azioni inaccettabili come quella che ha dato della nostra valle una immagine molto negativa sulle pagine della cronaca nazionale", si legge in una nota.

Lupo, un non nemico 

Che la questione si politica e coinvolga la programmazione delle politiche in Legambiente Valchiavenna ne sono certi. "La realtà dei fatti è che il lupo non è ‘il nemico’, ma solo l’ultimo arrivato tra i problemi che gli allevatori e gli agricoltori affrontano, come testimonia l’abbandono di tante contrade rurali e alpeggi di cui sono costellati i nostri versanti. Se guardiamo all’accaduto con gli occhi dello storico, scopriamo che per secoli le comunità rurali hanno convissuto con i predatori, e che hanno abbandonato i versanti proprio nei decenni del secolo scorso in cui, per la prima volta nella storia naturale delle Alpi, i predatori a quattro zampe erano completamente scomparsi".

"Certo, è più facile prendersela con un animale selvatico piuttosto che con decenni di politiche che hanno messo ai margini l’agricoltura di montagna, rendendola sempre più indifesa ai veri predatori, che sono quelli economici. Se vogliamo contrastare l’ulteriore abbandono del territorio montano, è sulle cause di questo fenomeno che dobbiamo agire, e non sui suoi effetti. È stato l’abbandono a ripristinare le condizioni per il ritorno spontaneo dei predatori: il lupo fa parte degli effetti, non delle cause, dell’abbandono. Criminalizzare il lupo è un buon modo per non affrontare i veri nodi che ostacolano il mantenimento e il recupero di spazi da parte delle economie rurali nelle aree montane" prosegue il circolo valchiavennasco di Legambiente, presieduto da Lorenza Tam.

Tempo perso

Che il lupo stesse tornando a ripopolare le vallate della provincia di Sondrio per gli ambientalisti era cosa risaputa da anni. "Nella ricerca dei colpevoli dell’abbandono di campi e pascoli montani avvenuto nella seconda metà del secolo scorso, il lupo ha dunque un alibi di ferro: i primi avvistamenti di lupo in provincia risalgono al 2001. Ma già si sapeva che l’espansione del lupo era in atto (le nostre montagne sono una delle ultime zone delle Alpi raggiunte). Nell’arco del ventennio scorso, non si può dire che siano stati fatti tutti gli sforzi necessari per affrontare l’evento, dotando gli operatori agricoli e gli allevatori delle competenze e degli strumenti necessari alla gestione del rischio e alla prevenzione dei danni. Questi sforzi sono sempre più urgenti ma, per essere efficaci, richiedono un clima costruttivo. Da parte nostra ribadiamo il nostro sostegno a chi da mesi ha chiesto a Palazzo Muzio un tavolo di lavoro.. Le cose da fare sono tante e complesse per tutti, e serve farle in un clima meno pesante". 

Investire nella convivenza diviene, oggi più che mai, necessario. "Nessuno disconosce il ruolo dei pascoli montani con la loro biodiversità, che può essere mantenuta se gli alpeggi vengono caricati, per questo non ha senso contrapporre gli allevatori agli animali selvatici, che di questa biodiversità sono parte, ci piaccia o meno. Siccome eliminare i predatori non si può e non è nemmeno auspicabile, per il loro ruolo strategico negli ecosistemi agro-forestali, è importante invece investire nella convivenza e nella sicurezza".

Il ruolo di Legambiente 

Infine Legambiente tiene a far conoscere i propri sforzi all'interno della comunità. "La nostra è un’associazione di volontari che porta avanti da anni una pratica di agricoltura sociale accogliendo persone svantaggiate (con una buona collaborazione con l’Ufficio di Piano della Cm Valchiavenna) e di mantenimento di antiche varietà, cercando al contempo di sensibilizzare sulle tematiche ambientali. Con questo spirito raccogliamo l’invito a unirci al lavoro svolto dalle istituzioni territoriali nel creare occasioni per condividere percorsi e progetti utili a tutelare ed estendere il presidio rurale dei versanti, alimentando un clima di accoglienza delle ragioni di tutti, e di impegno per sostenere una attività economica imprescindibile per la nostra valle". 

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