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Domenica, 25 Settembre 2022
Attualità Samolaco

Lupo in Valchiavenna, Legambiente chiede più tutele per gli allevatori

Per l'associazione ambientalista la questione è politica. "Come mai non è stata inserita nessuna misura di sostegno nei fondi delle Aree Interne?"

L'episodio della testa di lupo mozzata, mostrata macabramente come trofeo in Valchiavenna, porta ad una riflessione sulla difficile coesistenza tra grandi predatori e le antropiche attività economiche di allevamento. A ritornare sull'argomento è il circolo Legambiente della valle del Mera. "L’agricoltura e l’allevamento di montagna in Valchiavenna sono importanti, per motivi ambientali e sociali, affermazione più volte riportata nel dibattito pubblico locale in questo periodo. Come mai, allora, non è stata inserita nessuna misura di sostegno nei fondi delle Aree Interne? Gli allevatori si trovano davanti ad un difficile bivio: rapportarsi in maniera ostile alla presenza di orso e lupo o accettare il cambiamento avvenuto?", si legge in una nota.

"Accettare non passivamente, chiedendo con forza che l’agricoltura di montagna in Valchiavenna abbia un peso maggiore nell’agenda delle azioni pubbliche locali, a prescindere dal problema del lupo. Se fosse al centro delle politiche territoriali locali, gli agricoltori e gli allevatori si sentirebbero più protetti e fiduciosi, disposti a sacrifici aggiuntivi qualora si presentassero, come nel caso della presenza del lupo. Non bisogna lasciarsi prendere dall’emotività del pro o contro il lupo, viviamo in un’epoca di veloci cambiamenti ambientali e sociali, e serve dialogare in modo costruttivo per trovare soluzioni veloci e adattamenti. Gli amministratori hanno la responsabilità di promuovere questo cambiamento coinvolgendo tutti gli attori sociali. Sosteniamo la richiesta di Aral (Associazione Regionale Allevatori Lombardia, ndr) di un Tavolo di lavoro sul tema in Provincia" dichiara Lorenza Tam presidente del circolo Legambiente Valchiavenna.

Fondamentali per gli ambientalisti il dialogo tra le parti ("Il confronto costante con gli interessati consentirà migliori relazioni e una più efficace ricerca delle soluzioni") e la conoscenza dei dati: "Secondo quanto comunicato dalla dottoressa Ferloni (tecnico faunistico provinciale referente territoriale per i grandi carnivori,ndr), non c’è stato un aumento di capi predati nel 2022 rispetto al 2021". "Siamo favorevoli al finanziamento pubblico dei sistemi di protezione, la cui efficacia è provata da molte testimonianze. Segnaliamo inoltre la costituzione del Network Lupo, realizzato con il monitoraggio di Ispra, che può fornire un valido supporto per la risoluzione dei conflitti tra uomo e lupo".

Il lupo in Italia

Delicata, infine, la questione della reintroduzione in natura del lupo. Da giorni in Italia si discute sulle parole pronunciate, nella trasmissione televisiva "Carta Bianca", dallo scrittore Mauro Corona, secondo il quale il grande predatore sarebbe stato scientemente trasportato sulle Alpi nostrane da fuori confine. Ricostruzioni errate che, secondo le associazioni ambientaliste, rischiano di compromettere decenni di attività e fatiche. 

"In Italia i lupi erano un centinaio nel 70, oggi sono 3.307, di cui 950 nelle regioni alpine: una crescita confermata dal primo monitoraggio nazionale effettuato da Ispra tra il 2018 e il 2022 su mandato del Ministero della Transizione Ecologica. Non è stato introdotto dall’uomo, ma ha raggiunto le nuove aree in modo spontaneo e la ragione è da cercare nei cambiamenti ambientali: aumento del 30% della copertura forestale, maggiore disponibilità di cibo e aree sicure. La protezione del lupo è un’azione positiva per l’ecosistema, la biodiversità e l’equilibrio della catena alimentare. Ricordiamo che la caccia insostenibile è riconosciuta come minaccia alla sopravvivenza di 1341 specie di mammiferi selvatici nel mondo. Non ignoriamo però le difficoltà che la loro presenza può comportare per le comunità umane, in particolare per i pastori e per gli allevatori", conclude la nota di Legambiente.

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