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L'assessore alle Pari Opportunità, organizzazione politiche dei tempi, Personale e Servizi Demografici  del Comune di Sondrio, Barbara Dell'Erba

L'assessore alle Pari Opportunità, organizzazione politiche dei tempi, Personale e Servizi Demografici del Comune di Sondrio, Barbara Dell'Erba

La Cgil "bacchetta" l'assessore di Sondrio: «Il Comune sia grato anche con chi ha lavorato da remoto»

Barbara Dell'Erba, titolare alle Pari opportunità, aveva ringraziato i lavoratori che durante l'emergenza coronavirus avevano «continuato a lavorare in presenza». La replica del sindacato

«Vorrei rivolgere un ringraziamento particolare ai dipendenti che in questi mesi hanno continuato a lavorare in presenza, permettendo lo svolgimento delle pratiche ordinarie, delle urgenze e gli interventi di manutenzione hanno supportato il nostro impegno di assessori per garantire i servizi essenziali e promuovere le azioni. Una condivisione, del lavoro quotidiano e degli obiettivi, che ha permesso di approfondire la conoscenza tra amministratori e dipendenti e di costruire rapporti meno istituzionali» aveva dichiarato l’assessore del Comune di Sondrio, Barbara Dell’Erba, con deleghe alle Pari Opportunità, organizzazione politiche dei tempi, Personale e Servizi Demografici commentando gli sforzi messi in campi dalla macchina comunale durante le fasi più concitate dell'emergenza coronavirus (leggi qui).

Parole poco gradite dalla segretaria generale per la Funzione Pubblica della Cgil di Sondrio, Michela Turcatti. «Ci sembra altresì doveroso richiamare all’attenzione dell’assessore comunale Dell’Erba e ai lettori del suddetto comunicato stampa, che oltre ai lavoratori che hanno prestato attività lavorativa "in presenza" durante il difficile e complesso momento di emergenza sanitaria ancora vissuto, in quanto individuati in relazione alle loro funzioni non effettuabili diversamente (e ad altri dipendenti comunali esonerati dal servizio, altrettanto giustamente individuati in quanto correlati a funzioni sospese o non diversamente effettuabili), la maggior parte dei dipendenti comunali hanno continuato a svolgere il loro lavoro ordinario "da remoto" (come giustamente imposto dalle note disposizioni e ragioni di minimizzazione del rischio di contagio del COVID-19)».

Spese personali

«Per fare questo, che comporta la messa a disposizione di attrezzature hardware e software personali (nonché di forniture e di spazi - da non dare per scontati) molti dei dipendenti coinvolti in modalità di lavoro agile hanno dovuto integrare a loro spese le attrezzature, o anche stipulare nuovi contratti di utilizzo dati (adeguati per consentire il collegamento da remoto con la rete comunale), fare lo sforzo - certamente salutare per loro e per l'Ente - per cambiare il loro modo di lavorare, nonché rinunciare al servizio sostitutivo di mensa, che comunque costituisce una forma di integrazione salariale, senza nessuna previsione di un rimborso forfettario delle maggiori spese affrontate dai lavoratori per far fronte ai maggiori consumi energetici e di utilizzo dii proprie attrezzature informatiche» ha aggiunto Michela Turcatti.

«Per i motivi sopraesposti, a parere della scrivente, sembrerebbe opportuno che i ringraziamenti da parte di un rappresentante istituzionale, con una delega specifica al Personale (e quindi a tutto il personale) vengano estesi a tutti i dipendenti del Comune di Sondrio e che, perché non abbiano il gusto amaro del paternalismo e dell’emergenza, i temi del lavoro agile vengano studiati e affrontati con serietà dall'Ente, sia per evitare di trovarsi nuovamente in situazioni di improvvisazione, sia per non disperdere il "tesoretto" di innovazione maturato in questi mesi, da parte sia dell'Ente, dell’utenza, dei cittadini e non ultimi degli stessi dipendenti, come peraltro già richiesto dalla Rappresentanza Sindacale Unitaria (RSU) e dai sindacati del pubblico impiego in occasione dell’incontro sindacale del 12 maggio scorso, auspicando la volontà di addivenire, nel breve tempo, a un modello di attività lavorativa regolamentata, in grado di rispondere alle diverse esigenze di conciliazione in campo» ha concluso la sindacalista.

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