Coronavirus, a Sondrio il Vescovo ringrazia e benedice chi era in prima linea durante l'emergenza

In occasione della festa dei santi patroni del capoluogo monsignor Cantoni ha voluto ricordare il sacrificio di medici ed infermieri e benedire i mezzi delle forze dell'ordine

Forza dell'ordine schierate per la benedizione di monsignor Oscar Cantoni

Una festa patronale particolare quella celebrata lungo la mattinata di venerdì 19 giugno a Sondrio. Alla presenza del Vescovo della Diocesi di Como, monsignor Oscar Cantoni, si sono svolte le celebrazioni dei santi Gervasio e Protasio a cui hanno partecipato anche tutte le autorità politiche, civili e militari del territorio. 

Una celebrazione partecipata, nella chiesa collegiata del capoluogo, pensata anche per rendere omaggio alle tante persone che durante la difficile emergenza sanitaria da covid-19 hanno speso tempo e competenze per il bene della comunità, «un ringraziamento sincero a tutte le persone che si sono spese per il bene di tutti: dagli operatori sanitari alle forze dell'ordine, senza dimenticare cassiere e postini che con il loro lavoro ci hanno permesso di stare a casa in sicurezza e tranquillità duranti i mesi di quarantena» ha commentato il parroco di Sondrio, don Chrstian Bricola.

Al termine della liturgia il vescovo, uscendo nell'adiacente piazza Campello, ha benedetto i mezzi di tutte le forze dell'ordine della provincia di Sondrio.

Di seguito l'omelia di monsignor Oscar Cantoni in occasione della festa dei patroni di Sondrio:

La festa dei santi Patroni coinvolge innanzitutto l’intera nostra Comunità cristiana, ma anche tutte le altre realtà che costituiscono la vita sociale e civile della Città.  Perciò il mio benvenuto è rivolto a tutti voi, impegnati a tanti livelli nel promuovere il bene comune, in un periodo molto drammatico del nostro vivere insieme. 

Abbiamo sperimentato in questi mesi tanta sofferenza, unita a solitudine e senso di provvisorietà, che ha scompaginato le nostre abitudini e le nostre certezze. Siamo fraternamente vicini in particolare alle famiglie che hanno dovuto seppellire i loro parenti, senza una degna sepoltura. 

La certezza della nostra fede, tuttavia, ci consola mentre ci assicura che “le anime dei giusti sono nelle mani di Dio” e se anche “la loro fine fu considerata una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, essi sono nella pace”. La pace di Dio è la ricompensa per tante persone a noi care, che non abbiamo potuto nemmeno salutare per l’ultima volta, ma di cui Dio conosce il loro valore nell’impegno per la famiglia, per il loro servizio nella società civile e per il loro coinvolgimento nella comunità cristiana.

Nei giorni del lockdown ho fatto risuonare a tanti livelli una domanda precisa, intesa a dare un senso a quel tormentato periodo, perché non trascorresse invano e noi fossero capaci di generare un tempo nuovo, nella speranza che se “nulla sarà più come prima” è perché abbiamo appreso qualcosa in più e ci siamo accorti che molte vicende passate, e soprattutto abituali stili di vita, erano del tutto vuoti e insoddisfacenti. 

Molte persone tra noi, con tanta generosità e larghezza di cuore, hanno messo a disposizione degli altri le proprie competenze, a tutela della salute fisica, psichica e spirituale delle persone, in una visione d’insieme per cui è tutto l’uomo di cui ci si deve prendere cura e non solo una parte di esso. Sono tanti i volontari che si sono adoperati per sollevare e aiutare i più fragili, quanti si sono fatti prossimi ai fratelli e alle sorelle, specialmente i più bisognosi, alle persone sole e anziane.

Un omaggio sincero va tributato a quanti si sono esposti a livello personale, rischiando così la propria vita. Anche noi abbiamo avuto perdite di medici, di infermieri, a cui va la nostra riconoscenza. Ci conforta il vangelo appena proclamato, dove il Signore Gesù ci insegna a confidare nella paternità di Dio, che si prende cura di tutti e ci invita a non avere paura: 

“Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!”

Non abbiate paura: il Signore è con noi anche dentro le nostre travagliate realtà individuali e comunitarie. “L’inizio della fede è  saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti,  da soli affondiamo, abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle”, ebbe a dire papa Francesco, in quel memorabile straordinario momento di preghiera sul sagrato della basilica di San Pietro del 30 marzo. “Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli, sperimenteremo che, con lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai”.

Con questa certezza nel cuore, proseguiamo il nostro cammino, coniugando insieme solidarietà e preghiera, sostenuti da una inossidabile speranza, quella che viene da Dio.

+ Oscar CANTONI, Vescovo

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