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Lunedì, 3 Ottobre 2022

I trattamenti in vigna si fanno con il drone: si risparmiano acqua e fatica

Il progetto sperimentale è di Fondazione Fojanini con le cooperative di Montagna in Valtellina ed Albosaggia e l'aiuto di Regione Lombardia e Gal. La video dimostrazione

Agricoltura e tecnologia sono ambiti sempre più interconnessi tra di loro, anche in Valtellina. A dimostrarlo l'impiego sperimentale di droni per l'applicazione di trattamenti fitosanitari sui vigneti condotto dalla Fondazione Fojanini. Un progetto innovativo portato avanti, grazie al sostegno del GAL, insieme alla cooperativa vitivinicola di Montagna ed alla cooperativa di Albosaggia, con il coinvolgimento di AcesAir, società specializzata nei voli con drone.

“Abbiamo voluto valutare l’applicabilità di questi aeromobili in vigneto perché la realtà viticola valtellinese vede una difficile applicabilità di mezzi meccanici convenzionali, stante la struttura a rittochino e la presenza di muretti, che impediscono il trasporto e il movimento dei mezzi”, ha spiegato Sonia Mancini, presidente della Fondazione Fojanini di Studi Superiori. “Poter usare un drone per irrorare i vigneti sarebbe sicuramente un passo avanti nelle possibilità di sgravare il lavoro degli operatori, soprattutto l’esecuzione dei trattamenti fitosanitari alle piante, che attualmente assorbono una notevole manodopera, e sono anche molto faticosi e impattanti a livello di esposizione dell’operatore. Per questo motivo si è pensato di iniziare a organizzare delle prove in tal senso, visto che altre aree terrazzate a noi limitrofe (si pensi alla Svizzera), stanno già usando questi mezzi a livello operativo”.

Deroga ministeriale

“Il progetto in origine prevedeva la distribuzione di soli concimi fogliari e acqua, in quanto la normativa attualmente in vigore equipara i droni a mezzi aerei, e il trattamento fitosanitario con mezzi aerei in Italia è vietato”, ha illustrato Martino Salvetti del servizio difesa fitosanitaria della Fojanini. “In ogni caso anche con l’uso di concimi fogliari avremmo potuto valutare le caratteristiche del drone, e soprattutto l’efficacia in termini di bagnatura della parete fogliare, ma le prove sarebbero state poco significative in termini di valutazione dell’efficacia, e anche in confronto alle reali necessità della viticoltura”.

È stato l'interessamento in corso d’opera del Servizio fitosanitario di Regione Lombardia a permettere al progetto di ricevere una deroga da parte del ministero della Sanità. “La collaborazione con i colleghi di Regione Lombardia è stata fondamentale e ha consentito di ottenere la deroga per l’uso sperimentale del drone, con distribuzione di prodotti fitosanitari veri e propri, che altrimenti in questa fase sarebbe stato impossibile” ha confermato Sonia Mancini.

Test differenziati

A guidare il grande drone Dji Agras T16 l'esperto pilota Luca Triangeli, affiancato da Matteo Bertini. L’anno scorso le prove erano state fatte presso l'aviosuperficie di Caiolo per la messa a punto dei parametri basilari. Oggi dopo i perfezionamenti necessari, avendo ottenuto la deroga, il drone è nel pieno delle sue potenzialità. “Le prove si sono svolte presso due vigneti, uno della Fondazione, l’altro di competenza di uno dei due partner del progetto, e ha visto l’utilizzo di formulati chimici convenzionali in un vigneto a 'difesa integrata', e rame e zolfo nel vigneto a 'difesa biologica' di proprietà della Fondazione Fojanini” ha aggiunto Graziano Murada, tecnico della Fondazione Fojanini.

“Abbiamo deciso in accordo col Servizio Fitosanitario regionale, di testare entrambi i sistemi di difesa, per mettere il drone in tutte le possibili condizioni operative che potessero 'stressare' il sistema, e anche perché attualmente c’è di fatto un crescente interesse nei confronti del biologico”, continua Sonia Mancini.

I trattamenti sono stati eseguiti, in termini di tempistiche, in base alle indicazioni fornite dai DSS (programmi previsionali informatizzati) e ai dati delle centraline meteo, seguendo un sistema operativo che fosse confrontabile in termini di intervento. Per questo, in entrambi i vigneti, sono state fatte delle prove sia con il drone sia con la lancia manuale. Una terza parte, infine, non è stata trattata, per valutare il grado di 'attacco' della malattia.

Pochissima acqua

Complessivamente sono stati effettuati, tra maggio e agosto, 7 interventi. Tra gli aspetti più interessanti emersi vi è quello del volume di acqua utilizzata: un decimo di quella distribuita con sistemi convenzionali (circa 12-14 litri su  poco più di 1000 m2 in Fojanini). Un risultato ritenuto dai promotori dell'iniziativa importante, "considerata anche la difficoltà a reperire acqua, in queste annate siccitose". Il sistema di irrorazione con drone prevede anche un pilotaggio in automatico che consente di eseguire il volo in autonomia, con maggiore precisione, efficacia e risparmio di acqua. 

“Questo tipo di tecnologie richiede ulteriori necessità di messa a punto, ma le prove svolte quest’anno hanno evidenziato che la bagnatura è buona, e l’efficacia, in termini di protezione del grappolo, è del tutto paragonabile a quella della lancia a mano. Pertanto i risultati sono confortanti e giustificano ulteriori investimenti in tal senso. Per questo motivo si renderà necessario un altro anno di prove. Ovviamente è necessario predisporre il vigneto in modo che l’irrorazione dall’alto sia efficace, e questo significa operare con potature, cimature e sfogliature della parete fogliare che consentano al vigneto di essere ordinato”, ha puntualizzato Salvetti. Inoltre, in previsione di un utilizzo effettivo, saranno necessari adeguamenti di etichetta dei principali formulati utilizzati, che attualmente non prevedono l’utilizzo con mezzo aereo.

Progetto complesso

Il progetto portato avanti dalla Fojanini non prevede solo l'impiego del drone nei trattamenti in vigna. Altre applicazioni tecnologiche sono in fase di sperimentazione: l'utilizzo di trappole a controllo remoto per il monitoraggio degli insetti, un sistema “spry” innovativo per la confusione sessuale della tignoletta, un programma previsionale informatizzato per le malattie delle piante e un “biobed” per il trattamento delle acque residue dei trattamenti fitosanitari e il lavaggio dei macchinari.

I partner si dicono soddisfatti di questo progetto capace di unire aspetti avveniristici finora mai testati in Italia, ad elementi di sostenibilità ambientale. Anche Roberto Ruttico e Alberto Marsetti, presidenti rispettivamente della Cooperativa di Montagna e della Cooperativa di Albosaggia, sono soddisfatti visto che l'utilizzo dei droni permetterà uno sgravio di fatica in vigneto ed una maggiore precisione di intervento. "Grazie quindi al GAL che sta cofinanziando il progetto, e a Regione Lombardia, in particolare il Servizio fitosanitario, che ha consentito un significativo input garantendo il rilascio della deroga a fini sperimentali", ha concluso Sonia Mancini .

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