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Le donne che tutti i sabati chiedono la Pace da Sondrio

Da marzo un sit-in silenzioso "alza la voce" da piazzale Bertacchi. Sabato 11 maggio cartelli in corso Italia per chiedere "il cessate il fuoco a Gaza, in Ucraina e ovunque ci sia la guerra"

Sabato 11 maggio, come da 8 settimane a questa parte, le "Donne per la Pace" saranno a Sondrio, davanti all’entrata del Comune in Corso Italia, dalle ore 11:00 alle 12:00, per un sit-in silenzioso che chiede il cessate il fuoco a Gaza, in Ucraina e ovunque ci sia la guerra. Con l’occasione, verrà presentata anche la petizione della Rete italiana pace e disarmo in difesa della L.185/90 e degli emendamenti proposti dal Governo con una raccolta firme per mantenere la trasparenza e il controllo sulla fabbricazione, l’importazione, l’esportazione ed il transito di armi. Non sono previste installazioni, i partecipanti possono portare cartelli con scritte sul tema. 

Le "Donne per la Pace", un gruppo di 24 donne aperto alla partecipazione, chiedono di:

  • arrivare al cessate il fuoco come prima passo in direzione di una soluzione politico-diplomatica dei conflitti aperti
  • fermare il riarmo, l’invio di armi e le missioni militari 
  • impedire il genocidio, istituire corridoi umanitari e ripristinare il sostegno economico del nostro paese alle iniziative ONU per i profughi palestinesi
  • sostenere con interventi umanitari le popolazioni colpite dalla guerra. 

Il gruppo è operativo da qualche mese. "La sofferenza ci ha indotto a guardarci in faccia e a chiederci cosa potevamo fare. A ottobre 2023 abbiamo organizzato una raccolta fondi destinata alla Mezzaluna Rossa Palestinese, organizzazione umanitaria del Movimento internazionale della Croce Rossa. Abbiamo poi lavorato per organizzare qualcosa nella data dell’8 marzo 2024 e da lì abbiamo deciso di chiamarci 'Donne per la Pace'. Ci siamo poste il problema di dare uno spazio alle voci delle donne in queste situazioni di guerra. L’8 marzo ci siamo ritrovati in una settantina di persone, sia donne che uomini. Abbiamo poi deciso di proseguire questa nostra azione dandoci appuntamento tutti i sabati per un sit-in silenzioso".

"Il nostro slogan è scritto e indossato. Abbiamo disegnato le singole lettere che compongono la scritta 'cessate il fuoco' e, a turno, 14 di noi, le portano. Dopo tanti discorsi, stiamo ferme e in silenzio. È tutto già scritto e non mette in difficoltà chi non se la sente di parlare, argomentare, affrontare discussioni interminabili. È il nostro modo di metterci la faccia, di esserci e fare quello che possiamo, individualmente e insieme. Il nostro obiettivo è quello di non normalizzare le guerre, di non rimuoverle. Le persone sensibili a questo tema hanno necessità di trovare un abito con cui esprimersi per non anestetizzarsi. Noi glielo offriamo".

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È una questione di coinvolgimento e sensibilità. "A chi ci dice 'ma tanto a cosa serve?' Noi rispondiamo 'a te interessa venire?'. Crediamo che essere in piazza con altre persone possa cambiare prima di tutto noi stesse. Il momento della piazza è un tentativo di vedersi fuori e di allargare il discorso trovandosi in un gruppo per confrontarsi e fare delle proposte. Tra le idee che sono sorte c’è quella per esempio di coinvolgere Banca Etica e di affrontare il discorso delle banche armate e della proposta del Governo di modificare la legge numero 185 che dal 1990 regolamenta le esportazioni italiane di armamenti. In questo modo i cittadini potranno informarsi. Andremo avanti finché chiudono le scuole perché poi a Sondrio nel piazzale della stazione calerà molto l’affluenza delle persone", proseguono le donne.

Con questi appuntamenti ripetuti "Donne per la Pace" intende dare continuità alla testimonianza della opposizione alle guerre che (come stiamo vedendo) al fine di conquistare egemonia e potere sottopongono le popolazioni a sofferenze indicibili ed inaccettabili: "Riteniamo importante che l’orrore non resti dentro alle nostre menti, obbligandole alla assuefazione e “normalizzazione”, e che viceversa si trovi il coraggio di esprimere la propria convinzione civile, che è la sola base da cui poter cominciare a cambiare il modo di risolvere i conflitti. Per questo motivo, invitiamo tutte le persone a partecipare". 

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