rotate-mobile
La polemica

Stop alle croci sulle vette montane: Regione Lombardia contro il Cai

Dopo che sul portale "Lo Scarpone" proprio del Cai i simboli religiosi sono stati definiti "anacronistici e divisivi" non è tardata la reazione da parte di alcuni esponenti della giunta regionale tra cui Massimo Sertori

Fa discutere la presa di posizione del Cai - Club Alpino italiano: sul portale proprio di quest'ultima associazione, "Lo Scarpone", le croci presenti sulle vette montane, in Lombardia e non solo, sono state ritenute e definite "anacronistiche e divisive", auspicando, tra l'altro, che non ne vengano più innalzate.

Molte le reazioni suscitate in vari ambienti, tra stupore e condanna, più o meno forte. Un coro di voci di cui fanno parte anche due esponenti della giunta di Regione Lombardia, l'assessore proprio alla montagna e agli enti locali Massimo Sertori, e quello alla cultura Francesca Caruso.

"La montagna è sinonimo di ambiente, natura, storia, identità e tradizione. Valori che, a volte, come l’acqua di un “fiume carsico” si nascondono e riemergono - così proprio Massimo Sertori si è espresso attraverso un post sul suo profilo Facebook ufficiale -. Anche per questi motivi mi meravigliano, oltre che amareggiano, le posizioni emerse dal portale del Cai - Club Alpino Italiano “Lo Scarpone”, dove si ritiene che le croci presenti sulle nostre montagne siano anacronistiche e divisive! La croce è simbolo di pace e fratellanza e, nella storia, il suo posizionamento in vetta è stato frutto di grandi sacrifici e impegno da parte degli amanti della montagna. Direi che di fronte ad una comunità sempre più smarrita, che spesso non ha più riferimenti e valori, almeno i simboli che la montagna e i Montanari hanno sempre onorato, è il caso di lasciarli stare!".

Sulla stessa lunghezza d'onda del collega anche Francesca Caruso, assessore alla cultura di Regione Lombardia: "Personalmente ritengo non condivisibile la posizione del Cai che prevede di non innalzare più nuove croci sulle cime delle nostre montagne. Penso si tratti di una scelta sbagliata innanzitutto dal punto di vista culturale: il simbolo della croce, specialmente in cima alle Alpi e agli Appennini italiani, è custode innanzitutto di una storia e di una tradizione che da secoli hanno contribuito ad arricchire l'identità del nostro Paese. In quegli scenari mozzafiato, che costituiscono un patrimonio paesaggistico e naturalistico di straordinaria bellezza, le croci possono costituire per tutti, al di là del proprio credo religioso, un elemento culturale, e talvolta anche artistico, che si incontra lungo i propri cammini - dichiara la Caruso. - Mi auguro che si possa approfondire la questione, instaurando un dialogo e ascoltando le voci di tutti. Sarebbe un errore compiere una scelta così netta magari per allinearsi a una "moda" o ad alcune posizioni laiciste più estreme".

"Le croci, così come tutti i simboli che caratterizzano l'identità di una comunità, dovrebbero essere strumenti di incontro, confronto e conoscenza anche tra diverse storie, tradizioni, e confessioni religiose - ha concluso l'assessore Caruso -. Proprio per favorire questi aspetti fondamentali nel dialogo interculturale, ritengo sia sbagliato accodarsi a quella tendenza all'omologazione e alla negazione dei simboli identitari che sembra caratterizzare molte posizioni ideologiche del nostro tempo. Per questo penso possa costituire un'ulteriore opportunità di arricchimento culturale e anche artistico lasciare aperta la possibilità di poter innalzare anche nuove croci sulle vette delle nostre montagne".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Stop alle croci sulle vette montane: Regione Lombardia contro il Cai

SondrioToday è in caricamento