Sindacati contro l'autocertificazione di buona salute per gli operatori sanitari: «Regione Lombardia, vergogna»

Cgil, Cisl e Uil fortemente contrari alle nuove prassi per combattere il coronavirus introdotte anche in provincia di Sondrio

Fa discutere non poco l'attuazione da parte dell'ASST Valtellina e Alto Lario dell'Ordinanza regionale n. 517/2020 che prevede che tutti gli operatori sanitari attestino il proprio buono stato di salute attraverso un'autocertificazione da consegnare, all'inizio di ogni turno, al proprio responsabile.

Una decisione non gradita da medici, infermieri e personale sanitario in generale della provincia di Sondrio tanto che in molti, contattando SondrioToday, hanno dichiarato di essere pronti a scioperare.

Un malcontento immediatamente raccolto dai sindacati di Regione Lombardia i quali, all'unisono (Cgil, Cisl e Uil), nella giornata di martedì 24 marzo hanno diffuso una nota molto dura a riguardo.

Ecco le parole dei sindacati:

Regione Lombardia: VERGOGNA!

Mentre noi continuiamo a denunciare che alle operatrici e agli operatori della sanità e del socio sanitario assistenziale, ai medici di medicina generale e delle cure primarie, a tutto il personale che, in prima fila, sta fronteggiando il Covid-19, mancano i dispositivi di protezione individuale, Regione Lombardia cosa fa? Scarica su di loro, con tanto di delibera, le responsabilità!

Attraverso l’ultima delibera regionale si chiede a lavoratrici e lavoratori di autocertificare la propria temperatura basale e il proprio stato di salute e così stanno procedendo le Asst sul territorio, scaricando su chi lavora e rischia il contagio (ma ormai siamo oltre il rischio, come riporta anche la stampa, con i dati drammatici dei morti e il numero crescente di personale contagiato) le responsabilità penali.

Regione Lombardia prima annuncia misure a tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori e poi, alla prova dei fatti, li prende in giro. È inaccettabile!

Quotidianamente riceviamo segnalazioni che nelle varie strutture si fa uso anche di mascherine fatte con gli assorbenti o fascette di carta velina, di calzari fatti con i sacchi della spazzatura (col rischio pure di scivolare) in mancanza di dispositivi di protezione ad hoc. Questo è rispetto? Questa è tutela? E ora lavoratrici e lavoratori devono pure assumersi il carico dell’eventuale contagio?

Si metta subito fine a questa vergogna, che scredita come non mai l’istituzione lombarda.
Medici, infermieri, tecnici, operatori socio sanitari e ogni altro lavoratore e lavoratrice delle strutture ospedaliere pubbliche e private, ASP, RSA, inclusi i dipendenti delle cooperative sociali, in quanto particolarmente esposti al contagio vanno protetti e monitorati attraverso i tamponi. Lo ribadiamo: va adottata una profilassi specifica.

In più stanno aumentando la fatica e lo stress tra il personale. Notizie come quella di oggi – il suicidio di una giovane infermiera dell’Ospedale San Gerardo di Monza perché, pare, positiva al coronavirus – sono una ferita profonda. Esprimiamo cordoglio ai familiari e solidarietà e vicinanza a lavoratrici e lavoratori di tutto l’ospedale.

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A Regione diciamo: questo è un preciso segnale cui provvedere, anche qui, da subito!

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