Coronavirus, non si placa al Morelli l'afflusso di malati: aperto un nuovo reparto, è il sesto

I ricoveri si susseguono al ritmo di una ventina al giorno, nove i decessi da lunedì all'Ospedale Morelli

Nella mattinata di mercoledì 18 novembre è stato aperto un nuovo reparto covid-19 all'Ospedale Morelli, con dieci posti letto, nella Chirurgia generale, al secondo piano del quarto padiglione: è il sesto adibito alla cura di questi malati, ai quali si aggiungono i due moduli della Terapia intensiva, per un totale di 14 posti, tutti occupati, e i reparti Obi, Osservazione breve intensiva, presso gli Ospedali di Sondrio, Sondalo e Chiavenna che accolgono i pazienti in attesa di essere trasferiti.

L'apertura del nuovo reparto ha consentito di ridurre la presenza negli Obi, ma la pressione sulla rete ospedaliera rimane forte. I pazienti covid-19 ricoverati sono in totale 181, cinque in più rispetto a due giorni fa, 52 dei quali arrivati da lunedì. Il numero varia di ora in ora come è confermato dal costante arrivo di ambulanze. Tra i ricoverati, oltre ai 14 in Terapia intensiva ce ne sono 22 in sub intensiva per un totale di 36 pazienti che versano in gravi condizioni.

Sempre da lunedì a questa mattina alle 10 si sono registrati nove decessi, che si vanno ad aggiungere ai 29 di novembre per arrivare a 38 in poco più di due settimane. Se si considera la seconda ondata, a partire da metà settembre, il totale è di 58 decessi. Le nove persone decedute, cinque donne e quattro uomini, sono nate in quattro casi negli anni Trenta, uno negli anni Quaranta e tre negli anni Cinquanta.

«Ormai siamo vicinissimi ai numeri di aprile, quando avevamo riscontrato il picco della pandemia - spiega il direttore generale Tommaso Saporito -, ma allora non avevamo piena coscienza degli effetti dell'emergenza sanitaria, mentre oggi, pur essendone consapevoli, a causa dei comportamenti generali, non siamo riusciti a evitarlo. L'alto numero di ricoveri, una ventina ogni giorno, e i decessi dovrebbero far riflettere. Per fermare la diffusione del contagio c'è un solo modo: proteggersi adottando le misure consigliate. Se aumentano i positivi cresce anche il numero dei pazienti che necessitano di cure ospedaliere quindi i rischi per loro e la pressione sul sistema sanitario».

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