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Coronavirus, da inizio novembre già 10 decessi all'ospedale Morelli di Sondalo

Il direttore generale di ASST Valtellina e Alto Lario, Tommaso Saporito: «La situazione si aggrava di giorno in giorno»

La prima settimana di novembre non si è ancora conclusa ma all'ospedale Morelli i decessi sono già dieci, la metà dei 20 registrati in tutto il mese di ottobre: le persone che hanno perso la vita a causa del covid-19 sono ottantenni e settantenni ma anche sessantenni, a conferma che la malattia colpisce a tutte le età.

In questi giorni si susseguono i ricoveri e, fortunatamente, anche le dimissioni di pazienti che hanno superato la fase acuta e possono tornare nelle loro abitazioni, seppure con l'obbligo dell'isolamento in quanto ancora positive al coronavirus.

Nei quattro reparti covid-19 ospitati nel primo padiglione e nei due moduli della Terapia intensiva del quarto sono ricoverati complessivamente 117 pazienti, di cui nove in Rianimazione dopo i due decessi di ieri. Si aggiungono i 16 del reparto Obi, l'Osservazione breve intensiva, alcuni dei quali con sintomi lievi, che, in caso di evoluzione positiva della malattia, potrebbero essere presto dimessi. La pressione sulla struttura ospedaliera e sul personale è forte e l'auspicio è che non sia necessario aprire nuovi reparti covid-19, per i quali sarebbe problematico reperire medici e infermieri. 

«L'impegno di tutti è straordinario - spiega il direttore generale Tommaso Saporito -, e ringrazio i dipendenti, a Sondalo, a Sondrio e negli altri presidi, per quanto stanno facendo, ma la situazione si aggrava di giorno in giorno. Le nuove restrizioni introdotte da oggi dovranno servire a contenere la diffusione del contagio e a ridurre i ricoveri, quindi è fondamentale che tutti rispettino le regole limitando le uscite a reali necessità e adottando i comportamenti più appropriati. Non possiamo permetterci di essere superficiali perché ormai sappiamo che il coronavirus può colpire tutti ed evolvere in maniera negativa, causando problematiche anche gravi che rendono necessario il ricovero in ospedale. Tutti sono a rischio, non soltanto gli anziani e chi è affetto da altre patologie, ma anche le persone di mezza età e i giovani, quindi è fondamentale proteggersi. L'auspicio è che con la collaborazione di tutti riusciremo a impedire che la situazione peggiori e che non sia necessario aumentare i posti letto per i malati covid-19 per non arrivare agli oltre 220 ricoverati del mese di marzo».

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