Il Prefetto richiama i sindaci per le troppe ordinanze (senza valore) in contrasto con i DPCM. Il richiamo alla credibilità istituzionale

La gestione dell'emergenza epidemiologica covid-19 spetta agli enti sovracomunali. La nota: "I provvedimenti adottati dai sindaci, ove non siano stati opportunamente revocati o rettificati, resteranno privi di effetti"

Tanti sindaci della provincia di Sondrio, in questi tempi di emergenza da covid-19, sono ricorsi all'emanzazione di ordinanze per disciplinare la vita dei loro concittadini. Un strumento non sempre idoneo per tutelare la salute della popolazione e spesso in contrasto con le indicazioni generali predisposte da enti sovracomunali. Su tutti il caso dei sindaci del Morbegnese che, in contrasto con quanto previsto dal DPCM del 10 aprile scorso, avevano vietato di coltivare gli orti privati in nome della salute pubblica.

È così che il Prefetto di Sondrio, Salvatore Pasquariello, ha raggiunto i sindaci della provincia di Sondrio con una circolare per "richiamarli sul corretto uso – nell’emergenza epidemiologica da coronavirus in atto – del loro potere di emanare provvedimenti ai sensi dell’art. 50 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267".

In particolare, il Prefetto, dopo aver ricordato come “in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunità locale", ha evidenziato ai primi cittadini di Valtellina e Valchiavenna come "a seguito dell'adozione delle misure statali di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 non possono essere adottate e, ove adottate  sono inefficaci, le ordinanze sindacali contingibili e urgenti dirette a fronteggiare l'emergenza predetta in contrasto con le misure statali".

Insomma, i provvidimenti dei sindaci hanno valore solo nel caso l’emergenza sanitaria abbia carattere locale. Nel caso dei provvedimenti anti-covid la competenza è rimessa alle Autorità di Governo superiori. 

"Eventuali provvedimenti adottati dai Sindaci al di fuori del quadro delle attribuzioni statali, regionali e comunali sopra delineato, ove non opportunamente revocati o rettificati, resteranno privi di effetti, unitamente agli eventuali provvedimenti sanzionatori conseguenti" ha spiegato una nota del Prefetto di Sondrio.

Credibilità istituzionale

La posizione di Pasquariello sulla vicenda sembra chiara. Più che vietare, in provincia di Sondrio c'è la necessità di condividere e far comprendere, affinchè la gente rispetti le regole.

"Tutto ciò considerato sul piano giuridico, va anche considerato che l’emergenza sanitaria da fronteggiare richiede, per una efficace azione di governo, una forte tenuta della credibilità istituzionale. Le decisioni pubbliche assunte dalle Autorità competenti hanno trovato espressione in prescrizioni di forte impatto sulle abitudini di vita di ciascuno, con una ponderata compressione di alcuni diritti. Per la loro osservanza, tuttavia, non può confidarsi tanto sulla previsione di specifiche sanzioni di carattere coercitivo, quanto soprattutto sulla adesione piena e convinta dei destinatari, non solo al singolo precetto, ma soprattutto alle finalità perseguite. Condizione indispensabile per tale concorde approvazione, che scongiuri ogni possibile disorientamento tra i cittadini, è rappresentato da un apparato provvedimentale coerente per chi dispone, chiaro e omogeneo per chi osserva" ha rimarcato la nota prefettizia.

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Infine, i Sindaci sono stati invitati ad operare in linea con la cornice normativa vigente, favorendo la corretta applicazione delle disposizioni nazionali e regionali e limitandosi ad adottare provvedimenti solo nella materia di loro competenza.

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