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Coronavirus, un'autocertificazione di buona salute per poter lavorare negli ospedali della provincia. Esplode la polemica

Le nuove regole introdotte dall'ASST Valtellina e Alto Lario, su suggerimento della Regione, non piacciono agli operatori sanitari pronti a scioperare

Il mondo sanitario valtellinese, già ampiamente provato dall'emergenza coronavirus, sta vivendo ore di preoccupazione per le decisioni prese dell'ASST Valtellina e Alto Lario in attuazione dell'ordinanza regionale annunciata sabato 21 marzo 2020 dal presidente lombardo Attilio Fontana (l'Ordinanza regionale n. 515/2020 poi modificata nella mattinata di lunedì 23 marzo 2020 con l'Ordinanza n. 517/2020).

L'azienda sanitaria locale, infatti, ha raggiunto i propri dipendenti nel tardo pomeriggio di lunedì 23 marzo con una mail, annunciando l'entrata in vigore di alcune importanti novità nella presa in servizio e nella gestione di possibili contagi da covid-19.

L'autocertificazione

Raccogliendo l'invito di Regione Lombardia, perchè di raccomandazione e non di obbligo si parla, l'ASST valtellinese ha previsto che tutti gli operatori sanitari, prima di prendere servizio in ospedale, dopo aver misurato la propria temperatura corporea presso la propria abitazione, attestino il loro buono stato di salute con un'autocertificazione da consegnare, all'inizio di ogni turno, al proprio responsabile.

Un'ulteriore responsabilità data al personale medico dell'ASST Valtellina e Alto Lario (o uno sgravo di responsabilità, in base alla prospettiva con cui si osserva la questione) che non è certo passata inosservata viste anche le possibili sanzioni penali (si parla di anni di reclusione) in cui si potrebbe andare incontro in caso di falsa dichiarazione.

Non sono pochi, infatti, soprattutto nell'ospedale di Sondrio, i sanitari sul piede di guerra, pronti a dare battaglia su quello che, a loro dire, sembra essere un goffo tentativo di rimediare agli errori di valutazione commessi fin qui nella gestione dei malati covid-19 all'interno delle corsie ospedaliere.

Una scelta, quella dell'azienda sanitaria locale, volta certo alla tutela del personale e dei malati ricoverati, che rischia però di sortire l'effetto contrario visto che in tanti in queste ore si dicono pronti a scioperare. 

La nuova prassi

Le nuove norme regionali, adottate anche in Valtellina e Valchiavenna, prevedono che, in caso di temperatura ascellare superiore a 37.5°C, il personale sanitario non possa prendere servizio e venga sottoposto a tampone "naso-faringeo per ricerca SARS_CoV-2".

Una novità importante per il monitoraggio ed il contrasto del coronavirus visto che fino ad oggi il tampone veniva effettuato solo per due motivi: nel caso in cui un sanitario avesse avuto un contatto diretto con un malato covid-19 positivo accertato e risultasse febbricitante oltre i 37.5°C o per poter tornare in servizio dopo alcuni giorni di malattia (per la precisione il tampone veniva effettuato dopo 48 dalla sfebbramento completo).

Ora, con le nuove disposizioni, nel caso in cui la febbre venisse attestata durante il turno di servizio (per obbligo provata due volte anche durante la giornata lavorativa), il sanitario sarà sottoposto immediatamente al tampone e poi mandato a casa dotato di mascherina.

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