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Coronavirus, continua a calare la pressione sugli ospedali di Sondalo e Chiavenna

Il dottor Grillo Della Berta, coordinare di un reparto covid in Alta Valle: «Per molti la degenza si prolunga a causa di altre patologie e soffrono particolarmente la lontananza dalla famiglia, si sentono soli, e noi cerchiamo di rassicurarli»

Con l'arrivo del mese di dicembre si conferma l'evoluzione positiva della situazione nelle strutture ospedaliere della provincia di Sondrio che oggi accolgono complessivamente 175 malati covid-19, dieci in meno rispetto al dato di venerdì scorso. In Terapia intensiva i posti letto occupati sono 12. Negli ultimi giorni si sono registrati tre decessi, due ieri e uno oggi, due uomini e una donna, uno nato negli anni Trenta e due negli anni Quaranta. Se si considera la seconda ondata, a partire dalla metà dello scorso mese di settembre, i pazienti accolti sono oltre 750, quelli guariti e dimessi oltre 470, i morti poco più di cento, oltre ai trasferiti in altri reparti per proseguire le cure.

All'Ospedale Morelli, dove si concentrano quasi tutti i malati, oltre a Chiavenna e all'Obi, Osservazione breve intensiva, i reparti riservati al covid-19 sono in totale sette, ai quali si aggiungono i due moduli della Terapia intensiva. I pazienti che hanno superato la fase acuta della malattia dal primo padiglione vengono trasferiti al quarto, nella Neurochirurgia, per proseguire le cure e tornare in piena salute. Fra di loro vi sono anche molti anziani, affetti da altre patologie, che vengono seguiti fino al completo recupero prima delle dimissioni.

A seguirli ci sono tre medici: il dottor Lorenzo Grillo Della Berta, otorinolaringoiatra in servizio all'Ospedale di Sondrio (oltre che vicesindaco nel Comune di Sondrio), il dottor Angelo Di Sario, della Medicina di Sondalo, e il dottor Samorindo Peci, endocrinologo, arrivato da Milano per lavorare nei reparti covid-19. Con loro gli infermieri, coordinati dal caposala Bruno Cometti, e gli operatori socio assistenziali. L'équipe è impegnata nelle cure ma anche nel sostegno morale a pazienti che da giorni, spesso da settimane, non vedono i loro cari.

«Per molti la degenza si prolunga a causa di altre patologie - spiega il dottor Grillo Della Berta che coordina il reparto -: questi pazienti fragili soffrono particolarmente la lontananza dalla famiglia, si sentono soli, e noi cerchiamo di rassicurarli e di rasserenarli. Abbiamo dei casi con marito e moglie entrambi ricoverati e i figli a casa in isolamento perché positivi a causa di focolai familiari. Nel reparto c'è un bel clima, si lavora bene, grazie al formidabile apporto del personale infermieristico e assistenziale».

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