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Venerdì, 30 Settembre 2022

Opinioni

Marco Alberti

Responsabile SondrioToday

Altro che fine emergenza, il paradosso della mascherina per i bambini di 6 anni

L'improvviso obbligo di indossare la mascherina in classe per i bambini più grandi delle scuole dell'infanzia lascia alquanto perplessi

Un pesce d’aprile con la mascherina per i bambini italiani che hanno già compiuto sei anni e che frequentano le scuole dell’infanzia. Con l’introduzione delle nuove disposizioni governative (decreto legge 24 marzo 2022, n. 24), entrate in vigore con il cessato stato di emergenza, concluso con marzo, è scattato l’obbligo per i seienni degli “asili” di indossare la mascherina chirurgica in classe.

Un paradosso se si pensa che l’obbligo, come spiegato dal Ministero dell’Istruzione nella circolare esplicativa inviata agli istituti scolastici, è stato introdotto grazie al “miglioramento del quadro epidemiologico dell'infezione da covid-19”.

Superati i mesi più difficili, insomma, le regole, anziché allentarsi, per certi aspetti sono state inasprite. Difficile da capire la ratio visto che fino a ieri, giovedì 31 marzo, i bambini sono stati in classe, al fianco dei loro compagni, in aula come in mensa e negli altri ambienti chiusi della scuola, senza nessun dispositivo di protezione individuale.

Difficile comprendere perché solo per i bambini che hanno superato i sei anni di età “è previsto l’utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo chirurgico (è consentito l’utilizzo di dispositivi di maggior efficacia protettiva)”. 

Un obbligo per Legge che si aggrava nel caso si riscontrino più di tre casi di positività all’interno delle sezioni. Eliminate le quarantene, con il proseguo delle attività didattiche in presenza, per i “piccoli” ed i “mezzani” non verrà presa nessuna misura particolare, mentre per i bambini che hanno superato i sei anni di età, è previsto “l’utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo FFP2 per dieci giorni dall’ultimo contatto con un soggetto positivo al covid-19”. 

Una forma di discriminazione, come ampiamente evidenziato in queste ore da numerosi genitori in tutta Italia, che ha messo in difficoltà dirigenti scolastici ed insegnanti. Una differente gestione del “gruppo classe” che lascia non poche perplessità, anche in provincia di Sondrio.

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