Cordoglio per la scomparsa del direttore delle Cure palliative Fabio Rubino

Un medico che univa le qualità professionali a quelle umane molto apprezzato dai colleghi, dai pazienti e dai loro familiari

La giornata di Pasqua è stata funestata dalla notizia della scomparsa del dottor Fabio Rubino, avvenuta nel tardo pomeriggio di ieri, nella clinica San Carlo di Paderno Dugnano, dove era ricoverato da qualche settimana, per l'aggravarsi delle sue condizioni di salute, dopo essere stato colpito dal coronavirus alla metà di marzo. Una perdita dolorosa per tutta l'Asst, per il Dipartimento Cronicità e fragilità, per l'équipe delle Cure palliative che dirigeva dall'autunno del 2018. Milanese con origini pugliesi, il dottor Rubino, che avrebbe compiuto 56 anni il 4 luglio, era arrivato in provincia di Sondrio a giugno di quell'anno come anestesista rianimatore, con un notevole bagaglio di conoscenze e di esperienza, per poi diventare il responsabile della struttura di Cure palliative che segue oltre 600 pazienti, presso i due Hospice di Sondalo e di Morbegno e a domicilio. Con l'emergenza sanitaria, come altri medici dell'Azienda, sfruttando le sue competenze, si era messo a disposizione per curare i pazienti nella terapia intensiva del reparto covid-19 all'Ospedale Morelli: la dottoressa Anna Bagassi, una delle sue più strette collaboratrici, anche lei rianimatore, lo aveva preceduto lasciando temporaneamente le Cure palliative per occuparsi dei malati covid-19 dal 18 marzo, lui avrebbe dovuto raggiungerla pochi giorni dopo ma non ha fatto in tempo. A metà marzo, dopo i primi sintomi, era rimasto nella sua casa di Cormano fino al successivo ricovero, per l'aggravarsi delle sue condizioni, presso la clinica San Carlo di Paderno Dugnano, dove aveva iniziato la sua attività di medico rianimatore. Il direttore sociosanitario dell'Asst Antonino Zagari, il capo dipartimento Francesco De Filippi e tutta l'équipe delle Cure palliative durante il ricovero si sono mantenuti in stretto contatto con i medici e i familiari: l'evoluzione sembrava positiva ma una complicazione subentrata negli ultimi giorni ha posto fine alla vita del dottor Rubino.

«Perdiamo un medico dalle capacità riconosciute e una persona dalle grandi qualità umane - sottolinea il direttore sociosanitario Zagari -: siamo affranti e ci stringiamo ai familiari, partecipando al loro dolore. Ha dimostrato la sua generosità e la bontà d'animo che tutti gli riconoscevano fino all'ultimo, lasciando in tutti noi una grande tristezza».

Milanese con origini pugliesi, tutti i giorni raggiungeva la provincia di Sondrio da Cormano, dove risiedeva, per svolgere il suo lavoro a Sondalo, a Morbegno e a Chiavenna. Lavoratore instancabile, dedicava il tempo libero all'attività di volontariato che ha svolto in Brianza fino a quando non è stato colpito dal virus. Appassionato di musica, con un nonno compositore, aveva studiato al Conservatorio e suonava il pianoforte e la chitarra, esibendosi anche nei reparti che dirigeva per portare conforto e gioia ai pazienti ricoverati.

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È la dottoressa Bagassi, a nome di tutti i collaboratori, a ricordare il dottor Rubino: «Nonostante le sue indubbie capacità e la sua esperienza, era una persona molto umile, disponibile e generosa, sempre sorridente. Sapeva ascoltare i pazienti, riuscendo ad entrare in sintonia con loro con semplicità. Sul lavoro ha dato fiducia a noi collaboratori, lasciandoci liberi e favorendo le nostre inclinazioni, senza prevaricazioni. Ci mancheranno il suo sorriso e la sua gioia di vivere: lascia un grande vuoto in tutti noi che siamo stati al suo fianco in questo anno e mezzo. Un periodo relativamente breve ma vissuto intensamente».

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