Primo morto di coronavirus ad Albosaggia, Murada: «La pandemia sta rubando i nonni ai nipoti»

I dati oggettivi sono affiancati da una profonda riflessione personale

«La settimana purtroppo si apre con la triste notizia del primo decesso da Conavid19 nel nostro paese. Il nostro concittadino era ricoverato da tempo in una struttura protetta di un altro paese, e il virus maledetto ha avuto la meglio sul quel corpo già “ferito” da altre patologie. A nome di tutta la cittadinanza porgo le sentite condoglianze alla famiglia in questo triste momento». Una triste notizia ha svegliato Albosaggia questa mattina. Il sindaco Graziano Murada, con il suo consueto messaggio giornaliero postato sui social, ha voluto informare i cittadini di Albosaggia della 'situazione coronavirus' nel proprio comune. I dati oggettivi sono affiancati da una profonda riflessione personale.

«Ieri - prosegue il sindaco - i consueti giri solitari lungo le vie del paese mi hanno confortato. Strade pressoché deserte e le poche persone incrociate si trovavano nella vicinanze della loro abitazione e rigorosamente indossavano la mascherina. Dobbiamo continuare su questa strada, rispettando le consegne e quando usciamo per le incombenze quotidiane ricordiamoci di indossare la protezione facciale. I dati sull'andamento epidemiologico provinciale la domenica non mi vengono trasmessi. Mi baso quindi su quanto comunicato a livello regionale per informarvi che prosegue il trend positivo e che i numeri sono confortanti».

«Ieri sera il virus ha “portato via" ad una amica di mia figlia il nonno. Questo lutto, letto negli occhi di mia figlia, mi ha portato ad alcune riflessioni che voglio condividere con Voi. Questa pandemia sta letteralmente rubando i nonni ai nipoti. Sta spogliando i paesi della memoria. Questa silenziosa primavera si è trasformata nell'inverno degli anziani. Quello scrigno di ricordi custoditi dai nostri nonni, hanno preso il volo insieme a loro, rendendoci, in un batter di ciglia, più poveri. Mancheranno, non solo quegli abbracci di cui sono capaci solo i nonni e che i nipoti conoscono bene, ma è venuto meno quel rifugio di conforto dove ogni nipote, almeno una volta nella vita, si è abbandonato. Questa maledetta primavera ci ha depredato della storia che loro custodivano e di quell'umile sapere che solo i nonni sanno seminare dentro i cuori dei nipoti. Per questo - conclude Murada - voglio dedicare a tutti i nonni queste poche righe che avevo scritto per mia mia nonna nel periodo del suo tramonto».

Le mani della nonna

Solo le sue mani sono rimaste quelle di una volta: la sua figura si è fatta più esile, incurvata sotto il peso degli anni. Come se il tempo fosse uno scultore che toglie, anno dopo anno, qualche pezzo dalla sua opera.

Il corpo ormai sembra quello di una bambina, della bambina che fu. Anche i pensieri si son fatti piccoli, piccoli.

Le mani sono rimaste a certificare gli anni, sembrando sproporzionate rispetto alla fragilità dell’immagine.

Mani callose di chi durante la sua esistenza le ha immerse migliaia di volte nella nuda terra.
L’humus, crema antica, le h plasmate e preparate, non per un concorso di bellezza, ma per quello della vita.

Quella donna alla quale, troppo spesso, faccio mancare la mia visita è stata, in tempi lontani, il mio rifugio, il mio tetto, la mia insegnate.

Ora la sua gracilità certifica anche la mia precarietà.

Nella corsa della vita, ha camminato accanto a gioie e dolori, ha superato ostacoli fatti di stanchezza, ha pregato e pianto davanti all'altare della sofferenza, ma ha sempre guardato al futuro con gli occhi della serenità.

Oggi aspetta la chiamata che la porterà verso il riposo dei giusti.

Perché ne sono verto che qual giorno che si presenterà di fronte al Padre, basterà che mostri le sue mani per avrà in premio la felicità eterna.

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