Le mascherine-pannolino della Lombardia "volano" in Kazakistan

Un milione di pezzi sarà donato al Paese asiatico ex Urss. Le polemiche quando vennero acquistate dalla Regione

Le mascherine contestate
 

Le mascherine-pannolino, fatte produrre in tutta fretta da Regione Lombardia, che avevano creato fortissime polemiche in ambiente sanitario perché ritenute inutili, ora saranno donate al Kazakistan. È il frutto di una delibera della giunta regionale: un milione di pezzi prenderà il volo per il Paese asiatico dell'ex Unione Sovietica, mentre altri 500 mila pezzi saranno dati ad Areu che li terrà nei propri magazzini nel caso servissero in futuro.

La storia di queste mascherine inizia a marzo, quando di dispositivi in giro non se ne trovavano e soprattutto gli ospedali ne avevano un urgente bisogno. La Regione commissionò allora ad Aria, la centrale acquisti, di andare a caccia di dispositivi, e trovò nella Fippi di Rho, che normalmente produce pannolini per marchi terzi, un partner affidabile. Ne nacquero le mascherine-pannolino, che vennero immediatamente contestate dai medici e infermieri, perché non sterili e non filtranti. Partì anche un'indagine.

Le mascherine "volano" in Kazakistan

La Regione ne aveva comprati, tramite Aria, 18 milioni di pezzi. Tutti finiti nel magazzino del nuovo ospedale della Fiera, per evitare polemiche. Il colpo di scena, scrive Chiara Baldi sulla Stampa, a settembre: con due delibere, cui si accennava, la Regione destina ad aiuti umanitari un milione di pezzi per il Kazakistan e 500 mila pezzi ad Areu, l'Azienda regionale di emergenza e urgenza, perché li conservi in vista di eventuali bisogni. 

E c'è un piccolo giallo relativo al pagamento ad Aria di 823.500 euro per 1,5 milioni di pezzi, con il costo unitario di 45 centesimi più Iva a mascherina, secondo la quotazione che a suo tempo mise d'accordo Aria e Fippi. A prima vista sembrerebbe un doppio pagamento ma la Regione spiega che si tratta, più semplicemente, di un nuovo ordine per tenere inalterate le scorte.

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Il Kazakistan era stato definito un "modello" in Asia per la lotta al coronavirus, ma all'inizio di luglio è stato il primo Paese costretto ad un secondo lockdown dopo la ri-esplosione dei contagi. Con 18 milioni di abitanti, ufficialmente conta circa 1.600 morti per il covid, con poco meno di 5 mila casi attivi.

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