Coronavirus, le maschere per il mare trasformate per attaccarsi ai respiratori: Decathlon ne dona 10mila

Lo strumento è stato trasformato da un'azienda bresciana e ora al Politecnico di Milano sono in corso tutte le sperimentazioni del caso

Da maschera da snorkeling a, potenzialmente, strumento salvavita. E la casa madre risponde presente. Giovedì mattina, infatti, Decathlon ha annunciato di essere pronta a donare 10mila "maschere da snorkeling Easybreath" alle regioni italiane come aiuto concreto alla guerra al Coronavirus. 

«In una situazione di emergenza sanitaria come quella attuale e in estrema carenza di presidi respiratori ordinari, nell’attesa dei test e delle sperimentazioni in corso presso il Politecnico di Milano e sulla base delle risultanze del brevetto della Società Isinnova - ha informato il gruppo con una nota ufficiale -, abbiamo deciso di donare 10.000 unità delle nostre maschere da snorkeling Easybreath alle regioni italiane, responsabili della sanità pubblica».

«La chiave di distribuzione utilizzata - ha fatto sapere Decathlon - sarà la quota di accesso abitualmente adottata per la ripartizione dei fondi statali».

La maschera Decathlon trasformata in respiratore

Sì perché la maschera Easybreth non è più una normale maschera per fare il bagno. O almeno non solo. Nei giorni scorsi, infatti, lo strumento è stato trasformato in un respiratore dall'azienda bresciana Isinnova e ora al Politecnico di Milano sono in corso tutte le sperimentazioni del caso.

«Ci abbiamo messo l'anima e il cuore, oltre che la testa. Aver stampato quelle valvole ci ha fatto capire che non potevamo fermarci, che c'era bisogno di aiuto e non solo di speranza», spiegavano nei giorni scorsi dall'azienda. «Ci abbiamo lavorato giorno e notte, Isinnova ha ingranato la sesta e in meno di 10 ore avevamo il prototipo».

«Privati e aziende si sono resi subito disponibili a stampare i pezzi che servivano. Sono arrivati i primi pezzi e nei prossimi giorni arriveranno anche gli altri fino a quota 500 kit», avevano assicurato dal gruppo, spiegando anche che in città era partita una raccolta di donazioni di maschere.

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 «Il prototipo - avevano annunciato proprio da Isinnova - è stato testato su un nostro collega direttamente all’Ospedale di Chiari, agganciandolo al corpo del respiratore, e si è dimostrato correttamente funzionante. L’ospedale stesso è rimasto entusiasta dell’idea e ha deciso di provare il dispositivo su un paziente in stato di necessità. Il collaudo è andato a buon fine».

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