Coronavirus, a marzo i decessi in provincia di Sondrio sono aumentati del 74,3% rispetto agli ultimi 5 anni

Ad annunciarlo lo studio dell'Istat “Impatto dell’epidemia covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente primo trimestre 2020”. Incredibile il tasso della provincia di Bergamo (+568%)

Nel marzo 2020 la mortalità in provincia di Sondrio è aumentata del 74,3% rispetto alla media dello stesso mese nei 5 anni anni precedenti. Ad annunciarlo l'Istat con il report “Impatto dell’epidemia covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente primo trimestre 2020” reso noto nella giornata di lunedì 4 maggio 2020 e redatto insieme all’Istituto Superiore di Sanità, su un campione di 6.866 comuni (87% dei 7.904 complessivi).

Nel suo studio l'Istat allarga poi la propria analisi alla fase più critica della pandemia, dal 20 febbraio al 31 marzo 2020. In questo arco di tempo in provincia di Sondrio sono morte 380 persone mentre la media, riferita allo stesso periodo nei 5 anni precedenti, dei decessi si attesta a 240 unità.

Sono 87 i decessi accertati a causa del coronavirus a cavallo tra febbraio e marzo 2020 nelle vallate valtellinesi. Per questo dato il rapporto morti covid/morti totali (in riferimento sempre al periodo che va dal 20 febbraio al 31 marzo) risulta essere significativo (22,9 che rende quella di Sondrio la sedicesima provincia in Italia).

Province con alta diffusione dell'epidemia

Il dato percentuale della provincia di Sondrio colpisce, tenendo conto che la media nazione si attesta 49,4% di decessi in più rispetto alla media dei marzo 2015-2019. Un tasso tutto sommato alto che fa rientrare la Valtellina e la Valchiavenna tra le province con la più "alta diffusione di epidemia" in Italia (37 province del Nord più Pesaro e Urbino).

Nell’insieme di queste province, i decessi per il complesso delle cause sono più che raddoppiati rispetto alla media 2015-2019 del mese di marzo. Se si considera il periodo dal 20 febbraio al 31 marzo, i decessi sono passati da 26.218 a 49.351 (+ 23.133 ); poco più della metà di questo aumento (52%) è costituita dai morti riportati al Sistema di Sorveglianza Integrata Covid-19 (12.156). All’interno di questo raggruppamento le province più colpite dall’epidemia hanno pagato un prezzo altissimo in vite umane, con incrementi percentuali dei decessi nel mese di marzo 2020, rispetto al marzo 2015-2019, a tre cifre: 

  1. Bergamo (568%),
  2. Cremona (391%),
  3. Lodi (371%),
  4. Brescia (291%),
  5. Piacenza (264%),
  6. Parma (208%),
  7. Lecco (174%),
  8. Pavia (133%),
  9. Mantova (122%),
  10. Pesaro e Urbino (120%),
  11. Monza Brianza (96,5%),
  12. Milnao (92,6%),
  13. Alessandria (91%),
  14. Vercelli (90,8%),
  15. Biella (84%),
  16. Novara (80,3%),
  17. Reggio Emilia (79,7%),
  18. Sondrio (74,3%),
  19. Imperia (70,6%),
  20. Bolzano (65,3).

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Si tenga conto, però, come molte delle province inserite nella classe a media diffusione siano state interessate dall’epidemia con alcune settimane di ritardo rispetto alle province della classe ad alta diffusione. Non è dunque sufficiente l’analisi dell’andamento dei decessi di marzo per cogliere il fenomeno dell’incremento in queste aree. Il consolidamento dei dati di mortalità e di sorveglianza dell’epidemia Covid-19 per il mese di aprile consentirà la costruzione di misure più accurate.

In Italia

Considerando il mese di marzo, si osserva a livello medio nazionale una crescita del 49,4% dei decessi per il complesso delle cause. Se si assume come riferimento il periodo che va dal primo decesso Covid-19 riportato al Sistema di Sorveglianza integrata (20 febbraio) fino al 31 marzo, i decessi passano da 65.592 (media periodo 2015-2019) a 90.946, nel 2020. L’eccesso dei decessi è di 25.354 unità, di questi il 54% è costituito dai morti diagnosticati Covid-19 (13.710). A causa della forte concentrazione del fenomeno in alcune aree del Paese, i dati riferiti a livello medio nazionale “appiattiscono” la dimensione dell’impatto della epidemia di Covid-19 sulla mortalità totale.

Questione complessa

Esiste una quota ulteriore di circa altri 11.600 decessi per la quale possiamo, con i dati oggi a disposizione, soltanto ipotizzare tre possibili cause: una ulteriore mortalità associata a Covid-19 (decessi in cui non è stato eseguito il tampone), una mortalità indiretta correlata a Covid-19 (decessi da disfunzioni di organi quali cuore o reni, probabili conseguenze della malattia scatenata dal virus in persone non testate, come accade per analogia con l’aumento della mortalità da cause cardiorespiratorie in corso di influenza) e, infine, una quota di mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero e dal timore di recarsi in ospedale nelle aree maggiormente affette.

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