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La casa di riposo di Chiavenna

La casa di riposo di Chiavenna

Coronavirus, pensionati di Confartigianato: «La strage nelle case di riposo va fermata»

Le chiamano “stragi silenziose” perché quando questo fenomeno si è reso visibile, era già tardi

Mentre il Governo ha stabilito che le misure restrittive per combattere il Coronavirus resteranno in vigore almeno fino al 13 aprile, l’Italia così come la Valtellina e la Valchiavenna, assiste attonita ad una strage di anziani, già impossibilitati ad uscire: gli ospiti della case di riposo, delle RSA e delle RSD dove il virus si è insidiato colpendo intere strutture.

I casi di RSA focolai di COVID-19 sono tantissimi: colpiti gli ospiti, ma spesso anche gli operatori preposti alla loro assistenza. Le chiamano “stragi silenziose” perché quando questo fenomeno si è reso visibile, era già tardi. Dati strazianti perché questo virus ha isolato tutti e molti anziani non sono stati nemmeno accompagnati dai loro cari negli ultimi istanti di vita.

«Un dolore per l’intero Paese - afferma Mario Valetti, presidente dell' Associazione Nazionale Anziani e Pensionati di Confartigianato di Sondrio - la vita di ciascuno è preziosa e va tutelata, in ogni fase; l’anziano ha diritto alla serenità e alla cura anche nei suoi ultimi anni. Occorre fare il massimo possibile e più presto per mettere in sicurezza le residenze per gli anziani: sappiamo che la lotta a questo virus è solo all’inizio e l’attenzione e il supporto delle autorità deve riguardare tutti I cittadini».

 «Al di là del ricercare le cause che hanno portato a tanti decessi - prosegue Valetti - adesso è il momento di agire, anche se purtroppo in ritardo, e ne sono dispiaciuto, per mettere in sicurezza le strutture e gli ospiti».

Il Presidente del Gruppo ANAP di Sondrio attivo all’interno di Confartigianato Imprese Sondrio Valetti, conclude, condividendo la posizione di ANAP nazionale, e affermando che bisogna garantire i dispositivi di sicurezza e la prova del tampone per tutti, ospiti e personale compreso di queste strutture, che di fatto operano già come reparti ospedalieri per COVID-19.

«Bisogna poi - conclude il presidente di ANAP - prevedere nell’immediato futuro una regolamentazione attenta e scrupolosa per la messa in sicurezza preventiva».

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