Coronavirus, chiuso l'80% dell'imprese artigiane della provincia di Sondrio

Il presidente, Gionni Gritti: «Accanto alla presa di coscienza e al senso di responsabilità sta emergendo in modo crescente e consistente anche la forte preoccupazione per le conseguenze economiche e sui rischi sul piano della liquidità aziendale»

Con lo scadere del 25 marzo, data ultima del periodo transitorio previsto dal DPCM del 22 marzo la situazione delle imprese artigiane in Provincia di Sondrio si può riassumere con un semplice dato: l’80% delle aziende sono chiuse; con un dato quindi di poco superiore al 75% rilevato a livello regionale da Confartigianato Lombardia.

Restano di fatto operative le imprese di trasporto (merci e persone) e le aziende (spesso a personale ridotto) con attività legate ai settore sensibili.

In questi giorni di emergenza molte imprese hanno chiuso e la stessa scelta è stata assunta anche da aziende che avrebbero potuto tenere aperto ma non lo hanno fatto sia per una scelta etica sia per mancanza di ordini o di materiale.

«In questi giorni – sottolinea il Presidente di Confartigianato Imprese Sondrio Gionni Gritti - accanto alla presa di coscienza e al senso di responsabilità dimostrato da molti piccoli imprenditori artigiani che hanno deciso di chiudere pur senza un divieto specifico, sta emergendo in modo crescente e consistente anche la forte preoccupazione per le conseguenze economiche e sui rischi sul piano della liquidità aziendale dovuti all’emergenza sanitaria di cui nessuno è in grado di conoscere la durata».

Il ruolo delle banche locali

Nella giornata di mercoledì 25 marzo il presidente di Confartigianato Imprese Sondrio ha rivolto alle principali banche presenti sul territorio l’invito a voler prestare la massima attenzione rispetto ai timori delle imprese sul piano finanziario e della liquidità.

In una missiva l’associazione si è resa disponibile a veicolare ai propri associati tutte le misure messe in campo dagli stessi istituti bancari sia su base volontaria sia nel rispetto delle misure normative già emanate a cominciare dalla moratoria prevista dal D.L. “Cura Italia” ed in particolare dall’art. 56.

Confartigianato è stata tra le prime associazioni a livello regionale e nazionale ad essere d’accordo sulle “chiusure” necessarie per evitare ulteriori contagi; nello stesso tempo ha però chiesto da subito provvedimenti concreti per sostenere il lavoro autonomo e le microimprese.

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«Gli uffici della sede e del territorio – prosegue Gritti - di Confartigianato Imprese Sondrio e della sua società di servizi in questi giorni sono stati raggiunti da centinaia di telefonate e di e-mail. Il susseguirsi delle disposizioni normative complica ancora di più e se possibile una situazione già di per sè complicata. Molti i dubbi e le richieste per districarsi nella selva di Decreti, Ordinanze e circolari e per conoscere le misure adottate (indennità, sussidi, cassa integrazione, rinvii e proroghe). Gli uffici hanno pressoché azzerato la presenza in ufficio ma si è intensificata e rafforzata la consulenza e l’assistenza da remoto. Un dovere oltre che un impegno».

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